Pioneer, il mondo perduto
Quella dell’azienda laziale è stata un’avventura industriale che ha regalato agli appassionati anni di soddisfazioni, di viaggi e di vacanze a bordo di veicoli costruiti “come una volta”, ma con uno sguardo costante al futuro. Ne abbiamo parlato con il suo ideatore e protagonista assoluto: Augusto Tiberi
Testo e foto di Giovanni Battista Bertolani
Chi frequenta per lavoro forum e blog dedicati al caravanning, sa bene quanta nostalgia aleggi attorno a certi veicoli del passato. Tra questi, i modelli Pioneer occupano un posto speciale. Chi ne possiede uno lo custodisce come un oggetto di culto: se i camper soffrono talvolta l’obsolescenza della meccanica, le caravan Pioneer sembrano praticamente eterne. Per saperne di più su questo marchio diventato un “instant classic”, Camper Professional Italia è andata a Frosinone a incontrare chi ha trasformato un sogno artigianale in una piccola leggenda: Augusto Tiberi.
Arrivati nella sede della Tiberi Camper, il primo problema è stato “mettere il sale sulla coda” ad Augusto Tiberi: ottant’anni passati da un po’, ma energico e attivo come pochi. Dopo un’oretta di caccia all’uomo, lo abbiamo finalmente convinto a sedersi con noi sul suo amato Pioneer Habitat 610, parcheggiato sul retro dell’azienda. Ed è lì, in dinette, che ha preso vita la nostra lunga chiacchierata.
Camper Professional – Augusto, ci racconti come è nata l’avventura della Pioneer.
Augusto Tiberi – Tutto comincia nel 1980, quando acquistai la Pioneer, un’azienda specializzata in caravan con sede a Pontinia. Era nata negli anni Sessanta e si era fatta un nome tra gli appassionati per le sue roulotte solide e ben costruite. Sei anni dopo trasferimmo tutto a Frosinone, dove nacque la seconda vita del marchio. Fu lì che cominciammo a costruire anche camper: i primi modelli uscirono già nel 1981.
Camper Professional – Nel 1980 aveva già alle spalle una lunga esperienza. Qual è stato il suo percorso professionale?
Augusto Tiberi – Ho iniziato giovanissimo: il 1° aprile 1962 – e non è uno scherzo! – aprii una carrozzeria. A diciannove anni avevo già sette dipendenti e nel giro di dieci anni diventammo la carrozzeria più grande del Centro Italia. Riparavamo di tutto, dalle 500 ai TIR. È lì che ho imparato cosa significa lavorare con le mani e con la testa, trovare soluzioni a problemi pratici, capire i materiali. Da carrozziere sviluppi un modo particolare di ragionare: se qualcosa non esiste, la costruisci tu. Quando con mio fratello decidemmo di acquistare la Pioneer, portai con me proprio questo spirito artigianale.
Camper Professional – Quell’esperienza l’ha aiutata molto nella costruzione dei veicoli ricreazionali?
Augusto Tiberi – È stata determinante. Conoscere le strutture, la meccanica, la verniciatura, saper riparare e inventare: tutto mi è servito. In quegli anni non esistevano fornitori specializzati come oggi, bisognava arrangiarsi. Realizzavamo tutto internamente: carpenteria, pareti, mobili, impianti elettrici, perfino i prolungamenti dei telai. Da noi entrava solo la meccanica e usciva il veicolo finito. Questa indipendenza era la nostra forza, ma anche il nostro limite: con una quarantina di dipendenti non potevamo certo produrre migliaia di unità l’anno.
Camper Professional – Eppure, nonostante i numeri ridotti, Pioneer si è imposta come marchio di qualità.
Augusto Tiberi – Sì, perché non abbiamo mai voluto sacrificare la qualità alla quantità. Il mio obiettivo era costruire mezzi compatti, funzionali e duraturi. Ricordo sempre lo slogan che mi piaceva ripetere: “massima abitabilità in dimensioni contenute”. Le mie caravan e i miei camper dovevano essere pratici, facili da trainare o da guidare, ma anche accoglienti come una casa. Nacquero così modelli come il Basic 32, lungo poco più di tre metri, capace di ospitare e far viaggiare sei persone, o le roulotte Lingotto, vere piccole case su ruote. Tutto era pensato in termini di leggerezza, compattezza e durata.
Camper Professional – Il suo primo progetto importante fu però una Citroën DS camperizzata, giusto?
Augusto Tiberi – Esatto! Nel 1981 trasformai una Citroën DS, il famoso “squalo”, in un camper completo di cellula abitativa e perfettamente omologato. Fu un esercizio di stile e di ingegneria artigianale: una sfida che dimostrò che nulla era impossibile. Quell’esperimento fece molto parlare e mi convinse che il passo verso la produzione di veicoli ricreazionali era naturale.
Camper Professional – Pioneer è rimasta famosa per le soluzioni costruttive innovative…
Augusto Tiberi – È vero. Noi montavamo prima gli arredi e gli impianti e poi chiudevamo le pareti: una rivoluzione per l’epoca. Allora si costruiva come una casa – prima le pareti, poi i mobili – ma in un veicolo quella logica non funziona. E poi introducemmo la cellula in vetroresina giroscocca, un unico pezzo a “U” con tetto a schiena d’asino e senza giunzioni. Era più semplice della monoscocca, ma infinitamente più resistente alle infiltrazioni. Nessuno l’ha più copiata, eppure quei mezzi, ancora oggi, sono praticamente eterni.


Camper Professional – Il Pioneer Habitat 610 in cui siamo seduti è un concentrato di invenzioni…
Augusto Tiberi – In effetti sì! Partendo dall’esterno: lo scalino manuale pivotante l’ho inventato io. Dentro ci sono la cucina in coda con due fuochi e un grande finestrone posteriore, che funge da via di fuga e permette persino di vedere un ciclista dallo specchietto retrovisore senza telecamera. Il frigo è a compressore, una rarità per l’epoca, e i mobili sono chiari, in tamburato leggero ma resistente. Io non amavo i mobili scuri: rimpiccioliscono lo spazio e lo rendono cupo. Preferivo ambienti luminosi, ariosi, pratici. La plafoniera trasversale sul soffitto serve anche da passacavi e porta-tubi: un’idea tanto semplice quanto funzionale.
Camper Professional – I mobili in tamburato furono una scelta inusuale…
Augusto Tiberi – Lo erano. Molti li scambiavano per mobili “vuoti” e li snobbavano, ma in realtà sono leggeri, resistenti e costosi da realizzare. Non si deformano, e grazie all’antina inferiore a ribalta potevano diventare piani d’appoggio aggiuntivi, utilissimi a bordo. Oggi è una soluzione comune, ma allora sembrava quasi un’eresia.
Camper Professional – E gli oscuranti montati al contrario?
Augusto Tiberi – Ah, quella è una delle mie battaglie più famose! Fui il primo a installare gli oscuranti che si alzano dal basso. Tutti mi dicevano che ero impazzito, perché quelli “seri” si abbassavano dall’alto, come nei treni. Ma io volevo privacy e luce allo stesso tempo. Se li tiri su dal basso puoi stare in mutande e nessuno ti vede, mentre entra la luce esterna. Ogni oscurante ci richiedeva due ore di lavoro: bisognava scaricare la molla e rimontarlo al contrario. I concessionari mi accusavano di montarli al rovescio, poi però i grandi marchi cominciarono a copiarli. Alla fine, ho avuto ragione io.
Camper Professional – Innovazione e artigianalità sembrano essere state le sue linee guida.
Augusto Tiberi – Esattamente. Ho sempre creduto che un camper dovesse essere pensato come un veicolo, non come una casa. Doveva essere solido ma leggero, pratico ma elegante, con tutto ciò che serve e niente di superfluo. Per esempio, montavo boiler elettronici e frigo a compressore anche sulle roulotte, soluzioni che allora sembravano folli. Alcuni concessionari li smontavano per mettere modelli “classici”. Ma chi li provava capiva la differenza.
Camper Professional – Quali volumi di produzione avete raggiunto nei momenti migliori?
Augusto Tiberi – All’inizio degli anni Novanta avevamo circa quaranta dipendenti e producevamo fino a 160 veicoli l’anno, tra camper e roulotte. Nel 1992 realizzammo 96 camper e 62 caravan: per una piccola azienda era tanto. Poi arrivarono la crisi del 1993 e quella del 2008, e le cose cambiarono. Negli ultimi anni di produzione facevamo 25 veicoli all’anno, ma sempre con la stessa cura.
Camper Professional – Guardando questo Habitat 610, si ha la sensazione che non manchi nulla…
Augusto Tiberi – È proprio così. C’è un serbatoio delle acque chiare da 250 litri, uno da 150 per le grigie, un WC nautico da 60 litri, forno, condizionatore, radio CB… eppure il mezzo pesa solo 28,5 quintali e misura 2,08 metri di larghezza. È omologato per sei posti e resta agilissimo. Il segreto sta nella leggerezza dei materiali e nella distribuzione dei pesi. Era pensato per veri viaggiatori.
Camper Professional – I clienti le scrivono ancora?
Augusto Tiberi – Eccome! Ricevo ancora oggi messaggi e foto da chi viaggia con i vecchi Pioneer. Molti mi ringraziano per l’affidabilità dei mezzi, altri mi chiedono di ricominciare a produrli. È una grande soddisfazione: significa che quello che abbiamo fatto aveva un’anima. E quando un camperista sente che il suo mezzo “ha un’anima”, hai vinto.
Camper Professional – Ha qualche rimpianto?
Augusto Tiberi – Uno solo: aver cominciato troppo tardi. Ho iniziato a costruire camper a 45 anni, e se ne avessi avuti venti in meno chissà dove sarei arrivato. La testa del carrozziere è piena di idee, ma servono anni per svilupparle. Oggi però non sarebbe più possibile: i tempi e i costi non lo consentono. Dopo la crisi del 2006/2008 mio figlio Maurizio, ingegnere, è entrato in azienda e ha deciso di concentrarsi sulla parte commerciale e sull’officina. E aveva ragione. Come diceva mia nonna: “chi negozia campa, chi fatica crepa”.
Camper Professional – Quindi esclude un ritorno del marchio Pioneer?
Augusto Tiberi – Il marchio è ancora mio e il nome fa ancora sognare molti appassionati. Ma credo che la stagione dei camper artigianali sia finita. Oggi si progetta al computer, si ragiona su economie di scala. Io invece costruivo prima il pezzo, lo provavo e poi dicevo al mio geometra di disegnarlo. Un altro modo di pensare. Forse il mio tempo è passato, ma sono felice di aver vissuto quell’epoca. E quando vedo un vecchio Pioneer ancora in viaggio, mi sembra di viaggiare un po’ anch’io.
