Alla ricerca di consapevolezza, specializzazione e visione
Titolare di Camperbusiness e protagonista di una lunga carriera nel mondo dei veicoli ricreazionali, Daniele Ceccotti racconta a Camper Professional la sua visione del settore, l’evoluzione del noleggio camper, le sfide della distribuzione e le prospettive future
Testo di Paolo Galvani
Ha iniziato il suo percorso professionale nel settore camper alla fine degli anni ’90, ha attraversato realtà storiche come Laika, Trigano e SEA, ha contribuito alla diffusione del noleggio professionale in Italia e oggi è titolare di Camperbusiness, realtà attiva nel circuito McRent con sedi a Pisa e Roma. Daniele Ceccotti è un operatore lucido, appassionato e diretto, che ha saputo costruirsi una visione ampia e articolata del comparto. In questa lunga intervista ci racconta il suo percorso, il presente della sua attività e una visione del futuro fatta di pragmatismo, apertura e spirito critico.
Camper Professional – Iniziamo dal principio. Come ha avuto inizio il suo percorso nel mondo dei camper?
Daniele Ceccotti − Ho iniziato alla fine degli anni ’90, poco prima del 2000, entrando in Laika come commerciale estero. Era una fase cruciale: Laika stava passando dalla storica gestione familiare della famiglia Moscardini all’acquisizione da parte del gruppo tedesco Hymer. Un cambiamento che ho vissuto da vicino e che ha segnato profondamente il mio modo di vedere l’impresa e il prodotto.
Laika all’epoca era ancora nella sede di Tavernelle Val di Pesa, con uno stabilimento che faticava a rispondere alle esigenze del mercato. Già si parlava di industrializzazione, con la costruzione del famoso multipiano. Io facevo parte del team commerciale estero: eravamo in due, oltre al direttore commerciale storico Igino Elefante.
Dopo il passaggio al gruppo Hymer, Elefante lasciò, e fu sostituito da un manager proveniente dal settore siderurgico, con una visione molto tecnica e poco orientata al cliente. Fu un momento di grande transizione.
Camper Professional – E da Laika è passato a Trigano. Com’è avvenuto quel passaggio?
Daniele Ceccotti − Nel 2001 Trigano era in piena fase di espansione in Italia. Avevano già acquistato CI e Roller Team e stavano per completare l’operazione con Arca. Fui contattato per occuparmi del mercato estero di Arca, ma anche della rete italiana per il marchio Chausson. In pratica facevo da ponte tra i due mondi. Lavoravo presso lo stabilimento di Arca a Pomezia, ma con una visione più ampia su tutto il gruppo. Successivamente ho ricoperto il ruolo di commerciale export per i brand CI e Roller Team, sempre nell’orbita Trigano, proprio mentre si andava formando quel grande polo industriale che avrebbe assorbito anche Mobilvetta, Elnagh, McLouis e Miller.
Camper Professional – Cosa l’ha spinta poi a mettersi in proprio?
Daniele Ceccotti − Nel 2005 ho deciso di fondare Camperbusiness. L’idea iniziale era di offrire consulenza commerciale nel B2B, mettendo in contatto costruttori e concessionari. Il primo progetto importante fu con Elnagh, che insieme a Mobilvetta e McLouis costituirono SEA. Quel gruppo generò il marchio Sharky, di cui fui agente di vendita contribuendo a costruire la rete in Italia e in alcuni mercati esteri. Ma già in quegli anni iniziavo a osservare con interesse l’evoluzione del noleggio, che in Italia era visto dai rivenditori quasi come una modalità di smaltimento dello stock.
Pochi concessionari lo consideravano una vera opportunità. In Germania, invece, il gruppo Hymer stava lanciando McRent: una struttura organizzata, con veicoli dedicati, canali di prenotazione, marketing e assistenza centralizzata. Mi sembrò un modello vincente. Dal 2006 ho iniziato a collaborare con loro, proponendo il format tedesco al mercato italiano.
Camper Professional – Con quali risultati?
Daniele Ceccotti − All’inizio con molte difficoltà. I concessionari italiani erano diffidenti: vedevano il noleggio come un costo o un rischio. Solo pochi, come Grosso Vacanze con BluRent, provarono a strutturarsi. Io però ci credevo molto, tanto che nel 2008 acquistai personalmente i miei primi due veicoli da mettere a noleggio a Pisa. L’anno dopo aprii anche una sede a Roma, rilevando i mezzi dell’ex concessionario Dethleffs della capitale. Da lì è partita l’attività di Camperbusiness come noleggiatore.
Camper Professional – Oggi come è strutturata la società?
Daniele Ceccotti − Abbiamo due sedi operative, a Pisa e Roma. A Pisa la flotta è più contenuta, sei veicoli, mentre a Roma abbiamo una quindicina di mezzi. Privilegiamo la clientela internazionale, soprattutto intercontinentale. Lavoriamo molto con agenzie di viaggio e tour operator extra europei; anche per questo dobbiamo caratterizzarci per qualità, affidabilità e spiccato senso di servizio.
Camper Professional – Parallelamente al noleggio ha continuato anche l’attività B2B?
Daniele Ceccotti − Sì. Per anni siamo stati i referenti commerciali in Italia del gruppo Pilote. Una collaborazione che si è chiusa nel 2024, quando l’azienda ha rivisto le sue strategie di distribuzione oltre frontiera. In generale, però, ho sempre mantenuto vivo l’interesse per lo scouting e la consulenza.
Abbiamo per esempio testato il marchio turco Hotomobil, con il Ronin XL, un prodotto che ha della genialità nell’adattare, di fatto, una cellula da pick-up al telaio del Doblò, simile a layout inglesi ma con porta laterale. Tuttavia, per ragioni qualitative della monoscocca e di mercato (FIAT ha smesso di produrre l autotelaio Doblò Cargo), l’esperienza è stata sfortunata. Un altro tentativo è stato con la spagnola Across, ma la mancanza dell’omologazione europea ha spento sul nascere anche questa esperienza.
Camper Professional – La ricerca di nuove opportunità però non si interrompe mai…
Daniele Ceccotti − È vero, l’attività principale è il renting, ma continuiamo a fare scouting. Mi piace capire le contaminazioni potenziali che probabilmente interesseranno un mercato più evoluto. Si parla tanto del camper come un prodotto dagli elevati costi di acquisto, ed è vero, ma non per questo la sua natura di veicolo da vacanza può essere declinata in altri ambiti. Invece, i veicoli “mini”, come quelli che la tedesca Vanderer interpreta molto bene, sono una bella chiave. Parlo di veicoli super versatili, con meccaniche moderne e totalmente automobilistiche, furgonette familiari, prestanti e durevoli, con cinque posti viaggio effettivi.
I costruttori convenzionali non hanno interesse a perseguire questa strada. Vanderer ha sviluppato soluzioni geniali, come un tetto pop-up e letto basculante a sollevamento quasi orizzontale: il letto è una base in alluminio superleggera, abbinata alle molle della Froli che lo rendono traspirante. Questo riduce i problemi di condensa e offre un letto di due metri di lunghezza per quasi tutta la larghezza del veicolo. Questi veicoli, che hanno un prezzo di partenza di circa 40.000 euro, nascono per rendere camperizzate le automobili: è un esperimento che seguiamo con interesse.
Camper Professional – Cosa pensa delle piattaforme di noleggio camper tra privati come Goboony o Yescapa?
Daniele Ceccotti − Credo che dovremmo imparare da loro alcune astuzie (velocità, interattività, uso dinamico del web…), ma senza temerle. Hanno avuto il merito di digitalizzare un processo, ispirandosi ad altri settori come il car rental o il booking alberghiero, ma non possono essere considerate una soluzione sostitutiva. Il noleggio camper è un servizio complesso: servono competenza, responsabilità, formazione. Serve umanità, quindi… intermediazione!
Le piattaforme che non possiedono i veicoli si limitano a incassare una commissione, senza prendersi carico della responsabilità di chi – privatamente – noleggia un bene non a uso rent, per esempio. Per non parlare del rispetto della normativa fiscale e delle complicazioni assicurative… Diverso è il discorso per realtà come Roadsurfer, che gestisce direttamente la flotta: lì si può costruire un’identità solida.
Camper Professional – Qual è la sua visione della distribuzione in Italia? Cosa manca, secondo lei, al nostro mercato?
Daniele Ceccotti − In Italia il concessionario medio vuole vendere e fare di tutto: mansardati, profilati, furgonati, nuovi, usati. In altri paesi esistono realtà verticali, dedicate solo all’usato o solo a determinate tipologie. Questo aiuta il cliente a orientarsi e consente all’azienda di ottimizzare processi e comunicazione. Oggi si cerca invece di assecondare qualsiasi domanda, con il rischio di perdere identità. E parlo anche per esperienza: nei momenti di picco si rincorre la moda, ma è difficile costruire una strategia duratura se non si fa una scelta chiara.
Camper Professional – Perché, secondo lei, la specializzazione non decolla in Italia?
Daniele Ceccotti − Perché il concessionario è spesso abbandonato a sé stesso. Non è protetto né supportato dal costruttore, che tenta – con poco successo – di comunicare direttamente con il cliente finale. Il dealer non riceve flussi strutturati di leads, non ha strumenti di marketing dedicati. È un imprenditore che deve fare da solo, in un mercato che pare estesissimo ma rimane infine molto locale, con margini sempre più compressi. In queste condizioni, è difficile chiedergli di specializzarsi. Ma io continuo a pensare che sia l’unica strada.
Camper Professional – C’è un altro tema su cui insiste molto: l’accoglienza del camperista e le aree di sosta.
Daniele Ceccotti − Sì, perché in Italia siamo in colpevole ritardo. Il bando del Ministero del Turismo per la realizzazione di nuove aree di sosta, chiuso a gennaio 2025, è stato un’occasione persa: troppo poco comunicato, pensato solo per comuni sotto i 20.000 abitanti e senza reale attenzione alla gestione.
Un’area di sosta non è solo un parcheggio: è un presidio turistico. Servono sicurezza, comfort, servizi, magari un noleggio bici, qualche convenzione con le attività locali. In Francia esiste un modello misto pubblico-privato che funziona benissimo. Da noi regna ancora la logica del “ci penserà il Comune”, e il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Camper Professional – Un altro argomento che le sta a cuore è quello del camper come strumento di inclusione. Ce lo spiega?
Daniele Ceccotti − Assolutamente. Il camper può essere una soluzione concreta per tante famiglie con persone con disabilità, soprattutto con disturbi dello spettro autistico. Non serve sempre un veicolo modificato: bastano una maggiore consapevolezza e qualche accorgimento nella progettazione. Il camper offre libertà, protezione, autonomia. Può essere l’unico modo per vivere una vacanza familiare senza stress. L’IVA agevolata sarebbe utile, certo, ma prima ancora servirebbe un cambio di mentalità: capire che il camper può diventare un alleato prezioso anche per chi ha esigenze speciali.
Camper Professional – C’è un episodio professionale che le ha lasciato un segno?
Daniele Ceccotti − Più che un episodio, direi una convinzione maturata con l’esperienza: nel noleggio, gli intermediari funzionano meglio delle piattaforme. Preferisco di gran lunga un cliente che arriva preparato da un agente di viaggio, piuttosto di uno che ha fatto tutto da solo online. È più consapevole, più rispettoso, più soddisfatto. E alla fine torna. In un’epoca in cui tutti vogliono disintermediare, io dico: rivalutiamo la filiera, perché è lì che si costruisce il naturale percorso di economia e servizio.
Camper Professional – Se avesse capitali e zero vincoli, su cosa investirebbe?
Daniele Ceccotti − Su due fronti: aree di sosta private, ben gestite e integrate nel territorio, e micro-camper automobilistici, versatili, discreti, accessibili. Due strumenti che possono democratizzare l’uso del camper e aprire nuove fasce di pubblico. E poi continuerei a cercare soluzioni per l’inclusività, anche insieme ad associazioni e operatori sociali. Non possiamo aspettare che sia sempre lo Stato a muoversi: siamo noi, come settore, a dover fare il primo passo.
Camper Professional – C’è qualcuno che considera un punto di riferimento?
Daniele Ceccotti − Due nomi: Fosco Polvani, per anni responsabile commerciale di Laika, e Salvatore Salerno, che ha traghettato la localissima Caravans International verso il colosso Trigano. Due persone che hanno sempre messo la loro competenza e la loro immagine personale al servizio del lavoro. Non si sono mai nascosti dietro un marchio: ci hanno messo la faccia, sempre.
Camper Professional – E una curiosità personale: c’è, nella sua carriera, una cosa o un episodio che l’hanno fatta ridere a lungo?
Daniele Ceccotti − Più che ridere, direi sorridere. Sorrido quando penso a quante cose ho fatto, sperimentato, sbagliato. Non sono mai stato una persona “in pace” professionalmente. La quiete non mi aggrada. Mi interessano le sfide, i progetti, le idee, le persone. E, finché posso, continuerò a seguirle.
