Concessionari Italiani

Fabio Calza, Gira Gira

Da 42 anni al servizio dei camperisti lombardi

Fondata nel 1982 da Mariangela Moiana, Gira Gira è cresciuta fino a diventare un leader nel settore, con una moderna sede tra Origgio e Saronno. Guidata oggi da Fabio Calza, l’azienda si distingue per l’assistenza post-vendita, la personalizzazione dei veicoli e il rimessaggio di qualità. Nonostante le sfide del mercato, Gira Gira continua a innovare, posizionando il camper come strumento per vivere esperienze di qualità in famiglia.

Testo di Antonio Mazzucchelli

Gira Gira è uno dei concessionari storici del settore camper in Italia. L’azienda è nata dall’intraprendenza di Mariangela e suo marito Renato, che durante l’acquisto del loro primo camper Arca ricevettero una proposta inaspettata: diventare concessionari del marchio per Varese e Como. Mariangela, prese in mano l’attività, scegliendo un nome ispirato a una filastrocca e un logo raffigurante una farfalla. Negli anni, Gira Gira ha ampliato la propria offerta con marchi di rilievo come CI, Roller Team, Elnagh, XGO, Adria, Sun Living e Panama, diventando il principale riferimento del gruppo Trigano in Lombardia. Dal 2009, Fabio Calza, figlio della fondatrice scomparsa pochi anni fa, guida l’azienda con un team di 14 collaboratori. La crescita è stata consolidata con l’inaugurazione della nuova sede, nel 2016, progettata per combinare efficienza ed eleganza. La struttura di Gira Gira, situata tra Origgio e Saronno, in provincia di Varese e vicino all’Autostrada dei Laghi e alla ex statale Varesina (ora SP233), è moderna, elegante e ben visibile e occupa 7.000 metri quadri di cui 4.000 coperti. Il piazzale espositivo esterno, protetto da tensostrutture, è suddiviso tra camper nuovi e usati. L’edificio, a doppia altezza, ospita il market al primo piano, mentre al piano terreno si trovano la showroom di veicoli nuovi, gli uffici vendita e un’area relax attrezzata con caffè, poltroncine e giochi per bambini. L’assistenza è affidata a un’officina con cinque postazioni, tre delle quali dotate di ponte idraulico, per interventi tecnici e installazione di accessori extra richiesti dai clienti. Un’area di 2.000 metri quadri è dedicata al rimessaggio, offrendo un servizio di alto livello. I veicoli sono parcheggiati sotto delle coperture e protetti dalle intemperie. L’accesso è elettronico è garantito 24 ore su 24 con tessera, mentre la sicurezza è garantita da telecamere, dissuasori e vigilanza. Gira Gira ha anche recentemente ristrutturato la vecchia sede di Saronno, trasformandola in un laboratorio creativo dedicato alla personalizzazione dei veicoli. Qui vengono elaborati camper di serie per migliorarne l’estetica, la dotazione o creare soluzioni su misura. Camper Professional ha incontrato Fabio Calza e suo padre Renato, ecco cosa ci hanno raccontato.

Camper Professional – Possiamo dire che l’assistenza post-vendita è uno dei vostri fiori all’occhiello?

Fabio Calza – L’assistenza in generale. Ci puntiamo molto: i nostri dipendenti frequentano tutti i corsi disponibili. Abbiamo un’organizzazione ben strutturata: due persone che si occupano delle vendite, una del noleggio e delle pratiche burocratiche, una dell’amministrazione e una del market e delle garanzie. Abbiamo poi otto persone in officina (un accettatore e sette tenici) e due per la pulizia e il lavaggio dei mezzi, un aspetto fondamentale, specialmente per i camper usati. Per quelli nuovi basta una pulizia di base, ma gli usati richiedono più lavoro per essere consegnati sanificati e igienizzati all’ozono. Questo livello di qualità lo raggiungiamo con corsi di formazione e personale altamente qualificato. In officina il nostro staff è versatile: sanno fare tutto, non solo il montaggio di pannelli solari o antenne satellitari, ma qualsiasi intervento sul camper. Tuttavia, trovare personale completo e competente è una sfida, soprattutto qui in Lombardia, dove la concorrenza è alta e si compete anche con la vicina Svizzera.

Camper Professional – Tu vieni da altre esperienze lavorative. Come interpreti il settore del caravanning?

Fabio Calza – Ho lavorato per circa dieci anni in finanza, occupandomi della vendita di prodotti finanziari per le SGR, come i fondi comuni di investimento, collaborando con realtà come Banca Intesa. In quel contesto mi hanno insegnato una lezione importante: un settore non sparisce, si evolve. Bisogna capire come si sta trasformando e adattarsi. Il nostro settore crescerà, perché sempre più persone apprezzano questo stile di vacanza e di gestione del tempo. Dopo il Covid, in particolare, la gente ha riscoperto il valore del tempo e delle esperienze di qualità. Io chiamo i nostri responsabili vendita “consulenti del tempo di qualità”: il tempo passato su un camper è tempo che dedichi alla tua famiglia, alle tue passioni. Il camper non è solo un mezzo di trasporto, ma uno strumento per vivere e coltivare ciò che ami.

Camper Professional – Come vedi l’attuale situazione del mercato dei camper in Italia e quali sono le principali problematiche che lo caratterizzano?

Fabio Calza – I numeri in Italia si attestano intorno ai 6.000 camper l’anno, di cui circa 1.000 destinati al noleggio e solo 5.000 realmente acquistati come nuovi. Il problema strutturale riguarda il numero di concessionari. Attualmente ce ne sono oltre 200 in Italia, poco meno di quelli che c’erano nel 2007 quando si vendevano 14.000 camper. Il Covid, paradossalmente, ha contribuito a mantenere in vita alcune realtà che probabilmente sarebbero state eliminate dalla “selezione naturale”. Durante la pandemia, i piazzali si sono svuotati perché c’era grande richiesta di camper, e questo fenomeno ha aiutato chi stava valutando di chiudere l’attività. Ma questo ha solo ritardato il processo di riorganizzazione del settore distributivo.

Camper Professional – Quali sono i problemi principali che riscontri nel nostro settore?

Fabio Calza – Intanto c’è una grossa contraddizione. I costruttori dichiarano di volere una rete di vendita sempre più simile a quella del settore automobilistico, con concessionari strutturati, sedi adeguate e servizi di qualità, ma questo è uno dei pochi settori dove in fiera vengono venduti i veicoli, cosa che non succede nell’auto né in quella dei motocicli, per fare due esempi. In fiera, il cliente spesso acquista da qualcuno di cui non conosce nulla, senza visitare la sede o capire chi ci sia dietro. Questo crea anche una disparità tra concessionari. Chi ha investito in strutture di alto livello e offre servizi di qualità si trova a competere in fiera con concessionari minori, che spesso puntano tutto sullo sconto. In fiera succede che chi ordina campionature consistenti sia messo sullo stesso piano di chi fa ordini limitati. E succede che un venditore del sud possa intercettare un cliente del nord (e viceversa) per vendere con margini bassissimi, tanto questo cliente non lo vedrà più. Se il settore vuole crescere in termini di immagine e professionalità, deve cambiare approccio. La vendita in fiera così come è ora non è certo qualificante.

Camper Professional – Com’è cambiata la tipologia di cliente negli ultimi cinque anni? L’aumento dei prezzi dei camper ha influenzato il tipo di acquirente o si tratta degli stessi clienti che si adeguano alle nuove spese?

Fabio Calza – C’è stato un periodo, quello dei grandi aumenti, durante il quale molti clienti storici sono spariti. Chi era abituato a cambiare camper ogni 3-4 anni, investendo 10-15 mila euro, si è trovato improvvisamente a doverne spendere 25-30 mila. Tuttavia, con il tempo il mercato si è stabilizzato e molti clienti storici sono tornati, soprattutto chi voleva cambiare tipologia di camper. D’altra parte, anche i prezzi dell’usato sono cresciuti e questo è diventato fattore decisivo per molti, perché il veicolo di oggi permetterà di recuperare parte dell’investimento quando sarà rivenduto. Spesso in passato arrivava in concessionaria una fascia di clientela un po’ “naif”: genitori in ciabatte e canottiera con al seguito frotte di bambini indemoniati. Oggi le famiglie sono diverse, più educate, preparate e quasi sempre si presentano senza figli. I clienti si documentano prima di arrivare da noi, grazie anche ai contenuti che pubblichiamo online. Cercano non solo competenza, ma anche empatia, apprezzando un servizio basato su professionalità e conoscenza del prodotto. Per quanto riguarda l’usato, invece, il prezzo resta un fattore chiave, ma la fiducia è altrettanto importante. Molti preferiscono rivolgersi a una struttura come la nostra, anche pagando di più, per evitare rischi come infiltrazioni o altri problemi che possono derivare dall’acquisto da privati. La sicurezza offerta da una concessionaria strutturata fa la differenza.

Camper Professional – Il vostro cliente tipo?

Fabio Calza – Noi siamo sempre stati specializzati nel cliente “famiglia”, grazie ad Arca che per anni ha prodotto alcuni dei mansardati più belli del settore. Purtroppo, ora Arca ha deciso di non farli più, ma fortunatamente abbiamo Adria, che ci permette di mantenere questa specializzazione. Siamo tra i pochi che hanno ancora la famiglia come cliente principale, oltre al classico giovane che magari cerca un van. Il segmento dei van è un po’ in calo, ma siamo riusciti a compensarlo con il minivan, che per noi è diventato un elemento di forte interesse. Siamo arrivati tardi a trattare i van perché, nel nostro DNA, c’è sempre stato il camper grande per la famiglia. Non ci ho mai creduto del tutto nei van: avevamo giusto qualche modello campionato da mostrare, ma non abbiamo mai investito seriamente su questo prodotto. Eppure, c’è stata una grande impennata nelle vendite dei van, anche se ora si è stabilizzata fisiologicamente. Non è che i van non si vendano più, è solo che non si vendono con la stessa crescita esponenziale di prima, che era insostenibile. Come per ogni prodotto, ci sono curve di crescita e stabilizzazione, ed è normale che si assestino nel tempo. Nel frattempo, continuiamo a puntare sulla nostra forza: il cliente famiglia.

Camper Professional – C’è ancora una richiesta di camper mansardati?

Fabio Calza – Sì, soprattutto di mansardati in fascia alta. Tutti dicono che il mansardato non va più, ed è vero che rappresenta solo il 10% del mercato, ma la fascia alta è ancora richiesta. Il profilato con il letto ad altezza variabile non riesce a sopperire alle esigenze di una famiglia che vuole letti fissi. Io, quando arrivano i clienti, gli faccio sempre una domanda: qual è il locale più necessario di casa tua? Il ripostiglio. La mansarda fa da ripostiglio. È vero, in passato la mansarda ha avuto problemi come scricchiolii, infiltrazioni, ed esteticamente non è il massimo. Siccome il camper per l’80% lo sceglie la donna, l’estetica diventa importante, e la mansarda rovina un po’. Noi uomini magari non ci facciamo caso, ma loro sì. Poi ci sono quelli preoccupati per il consumo, ma un camperista medio fa tra i 9.000 e gli 11.000 km all’anno. Fiat dichiara, e noi stessi lo vediamo con i noleggi, che il consumo tra un mansardato e un semintegrale ha una differenza del 20%. Se fai i conti su 10.000 km, parliamo di 200-250 euro. Ora, per 200 euro rinunceresti ad avere una camera in più sempre pronta? Quando hai bambini, li metti su in mansarda a dormire, e hai risolto. Il tempo di qualità oggi è fondamentale. La gente vuole passarlo con la famiglia, ma senza stress. In Italia siamo abituati a case spaziose, e in camper la mancanza di spazio può essere un problema. Se hai un semintegrale con basculante, hai solo un letto posteriore sempre pronto, e diventa difficile gestire lo spazio. La promiscuità è il nemico numero uno in camper. Con la mansarda, puoi mettere i figli in un ambiente tutto loro e lì giocano, mangiano, dormono, mentre la dinette rimane a disposizione dei genitori.

Camper Professional – Vi è mai capitato di vendere van sull’onda del trend della vanlife a clienti che poi se ne sono pentiti?

Fabio Calza – Fortunatamente, proprio perché non abbiamo cavalcato in pieno quel trend, i nostri clienti che hanno acquistato un van lo utilizzano ancora e sono soddisfatti. Abbiamo invece casi di persone che hanno comprato un minivan e poi si sono rese conto che non rispondeva completamente alle loro esigenze. Alcuni di loro stanno passando al van o ai nuovi camper compatti, quelli da 5,99 metri di lunghezza e 2,10 metri di larghezza, che offrono più comfort. Il problema principale per chi si pente del minivan è spesso la mancanza del bagno o il desiderio di uno spazio interno un po’ più largo. Detto questo, c’è una clientela specifica per il compact van. Per esempio, vendiamo molti Panama a ragazzi o persone che vivono fuori Milano, ma che non possono più entrare in città con la loro auto a causa delle restrizioni al traffico. Alcuni lo usano come unica auto. Questi veicoli sono quasi tutti venduti full optional, con cambio automatico, colori personalizzati e sistemi di assistenza alla guida. È una clientela nuova, diversa da quella tradizionale, composta da persone che amano le attività sportive e all’aria aperta.

Camper Professional – Quali sono i fattori di rischio che potrebbero limitare lo sviluppo del mercato dei camper, secondo te?

Fabio Calza – Rimessaggio e noleggio saranno due fattori chiave che condizioneranno pesantemente il prossimo decennio. Noi, per esempio, gestiamo una piccola flotta con tutte le tipologie di camper per permettere a chi è interessato di provare questa esperienza di vacanza. È un volano per la vendita, perché chi prova spesso si convince ad acquistare. Il noleggio, però, pone anche delle sfide, soprattutto con l’entrata di grandi realtà internazionali nel mercato. Bisogna vedere come queste iniziative saranno strutturate. Il problema principale arriva quando i camper a noleggio vengono reimmessi sul mercato come usati. Se in un anno o due si accumulano troppi veicoli usati provenienti dal noleggio, si rischia di saturare il mercato e di incidere negativamente sulle vendite di nuovi camper. Oggi i noleggi rappresentano circa 1.000 veicoli sui 6.000 venduti ogni anno, e stanno diventando tanti. Questi 1.000 mezzi, entro 24 mesi torneranno sul mercato come usati. La domanda è: il mercato sarà in grado di assorbirli senza che questo penalizzi la vendita di nuovi veicoli? Se il mercato non riesce a reggere, quei 6.000 camper nuovi potrebbero diventare 5.000, poi 4.000, man mano che i veicoli a noleggio assorbono la domanda. Questo ridurrebbe sempre di più il delta tra nuovo e usato, portando a un mercato in cui si vendono principalmente mezzi ex-noleggio.

Camper Professional – E il rimessaggio…?

Fabio Calza – In realtà il problema abbraccia entrambe le tipologie di parcheggio: quando il veicolo non viene utilizzato, ma anche quando viene utilizzato, vista la carenza di piazzole per la sosta o il campeggio. Ma preferisco concentrarmi sul rimessaggio in senso più stretto. Quando una persona compra un camper, il primo pensiero è: dove lo metto? Qui in Lombardia molti rimessaggi sono gestiti in modo informale, spesso senza autorizzazioni. È un problema che coinvolge tutti: chi costruisce i camper, chi li compra e chi dovrebbe offrire soluzioni. Bisognerebbe che tutti gli attori del settore si sedessero a un tavolo per discutere una strategia comune. La carenza di spazi per il rimessaggio è un problema che il settore deve affrontare seriamente per crescere in modo sostenibile. L’idea di un rimessaggio dovrebbe andare oltre il semplice parcheggio. Se includi servizi aggiuntivi come assistenza tecnica – cambiare un oblò rotto, fare manutenzione o piccoli interventi – allora diventa un’attività che può attrarre investimenti. Magari qualcuno potrebbe utilizzare terreni agricoli inutilizzati per creare rimessaggi, ma spesso i comuni non collaborano. Vedono questa attività come altamente tassabile, applicando oneri di urbanizzazione che la rendono insostenibile. Se poi si aggiungono costi per le normative ambientali, come impermeabilizzare il terreno per evitare inquinamento, i costi per chi gestisce il rimessaggio diventano troppo elevati. In pratica, quando si normalizzano queste attività, i prezzi salgono a tal punto che il camperista medio fatica ad accettarli, soprattutto considerando che esistono tanti rimessaggi abusivi a prezzi molto bassi. Per esempio, noi chiediamo 1.200 euro l’anno per un rimessaggio che offre accesso H24, videosorveglianza, posti al coperto e un’assicurazione. Con i costi dei terreni in Lombardia, non è un’attività remunerativa, ma è un servizio che offriamo ai nostri clienti.