Associazioni

Giovanni Grassi

Sempre al fianco dei campeggiatori

Presidente della Confederazione Italiana Campeggiatori dal 2019, in questa intervista Giovanni Grassi racconta storia e scopi dell’associazione. Puntando il dito contro i campeggi e auspicando una maggiore diffusione delle aree di sosta

Testo di Paolo Galvani

Nata nel 1950 come Federcampeggio, in anni più recenti è diventata Confederazione Italiana Campeggiatori. Il suo obiettivo principale, rappresentando gli interessi di chi pratica il turismo all’aria aperta, è quello di promuovere in tutte le sue forme questa attività. Oggi raggruppa 180 Club italiani, totalmente autonomi, riuniti in federazioni regionali. Alla Confederazione Italiana Campeggiatori possono comunque iscriversi anche singoli individui. In totale, tra Club e campeggiatori, gli associati sono circa dodicimila. Camper Professional Italia ha incontrato il suo Presidente, Giovanni Grassi, per parlare della storia, del presente e del futuro di questa organizzazione.

Camper Professional – Ci racconti prima di tutto un po’ di lei e del suo interesse personale verso il mondo del campeggio…

Giovanni Grassi – La mia storia come campeggiatore parte da lontano: la prima roulotte l’ho comprata nel 1975. Era il periodo in cui stavo mettendo su casa, non avevo soldi e mi hanno presentato un’occasione: l’ho prenotata in agosto e l’ho pagata a dicembre, con la tredicesima. Ho dovuto aspettare febbraio per comprare una vecchia 125 per il traino, perché avevo solo una 500. Ho girato tutta l’Europa con la famiglia, anche se allora le roulotte erano molto limitate nei servizi: oltre a quello che serviva per dormire e mangiare c’era ben poco. Oggi le caravan sono camperizzate, con lo stesso blocco servizi dei camper. Questo permette al turismo, anche familiare, di potersi muovere in autonomia e avere la macchina a disposizione, spendendo un terzo per il veicolo ricreazionale. Peccato solo che i prezzi si siano alzati oltre un limite ragionevole.

Camper Professional – Come si incrocia la storia personale di Giovanni Grassi con quella della Confederazione Italiana Campeggiatori, di cui lei è presidente dal 2019?

Giovanni Grassi – Dopo qualche anno dall’acquisto della roulotte, mi sono iscritto all’associazione regionale dell’Emilia-Romagna. Sono prima entrato nel consiglio e poi ho partecipato come delegato per la Regione alle assemblee nazionali. Infine, sono entrato in consiglio regionale e in quello nazionale. A quei tempi, però, le doppie cariche non erano previste, e quindi mi sono dimesso da consigliere regionale per entrare nello staff del Presidente dell’Emilia-Romagna. Stiamo parlando di un arco temporale che ha abbracciato circa 30 anni. In quel periodo ho avuto la fortuna di incontrare Vittorio Dall’Aglio, che era il presidente di Assocamp..

Camper Professional – Cosa ha ereditato dalla presidenza precedente, che cosa ha fatto in questi cinque anni all’interno della Confederazione e quali sono gli obiettivi che si è dato per il prossimo futuro?

Giovanni Grassi – In passato, il bilancio economico della Confederazione è sempre stato negativo, rischiando il dissesto. È stato Dall’Aglio a spingere perché mi candidassi come presidente, anche se sapevo che avrei dovuto affrontare una montagna di problemi. I conti oggi sono in ordine, grazie anche all’intuizione di offrire ai campeggiatori la possibilità di associarsi in modo diretto. Adesso mi sto impegnando a ogni livello per fare in modo che ciò che è stato promesso dalla Presidente Meloni a settembre-ottobre 2023 venga mantenuto, ovvero l’erogazione di 32 milioni di euro per costruire aree di sosta. Purtroppo, siamo ancora indietro. Abbiamo avuto diversi incontri con la ministra del turismo Santanchè, ma la sostanza è che il Ministero non ha ancora predisposto nulla. Dicono che stanno studiando come fare, però campa cavallo che l’erba cresce: si può anche morire prima che l’erba cresca.

Camper Professional – E questo dimostra come sia difficile far percepire l’importanza di questo tipo di turismo…

Giovanni Grassi – Adesso sta piano piano emergendo l’idea che il turismo itinerante porti benessere e lavoro. Infatti, la Regione Sardegna ha approvato un’iniziativa, sponsorizzata anche da noi, che ipotizza la realizzazione di una trentina di aree di sosta pensate per attirare il turismo lontano dalla costa. Sardegna a parte, le aree possono anche essere abbinate a un’area parcheggio. La cosa importante è che ci sia la possibilità di caricare e scaricare l’acqua. A Reggio Emilia, per esempio, c’è un parcheggio scambiatore dove il Comune ha costruito l’impianto, mentre i consumi li paghiamo noi come Club. Ci sono tante combinazioni: non è indispensabile che paghi tutto la pubblica amministrazione.

Camper Professional – Tornando alla Confederazione, quali sono i benefici per i campeggiatori che si associano?

Giovanni Grassi – Premesso che per “campeggiatori” intendo chiunque usi tende, roulotte e autocaravan, tutti si possono associare direttamente. I vantaggi comprendono una polizza UnipolSai particolarmente scontata per i camper e per la macchina di appartenenza, polizze per la tutela della salute, la Camping Card Internazionale gratuita e una serie di benefit grazie ai quali la tessera si ripaga in breve tempo.

Camper Professional – In questo contesto, quali sono le vostre relazioni con il mondo dei campeggi? Voi offrite tra l’altro numerose convenzioni…

Giovanni Grassi – Le convenzioni per i campeggi ci sono, solo che non sempre le rispettano, soprattutto a luglio e agosto. Questo però non va bene, tanto che in caso di problemi invitiamo i campeggiatori a chiamarci. In questo caso interveniamo direttamente, perché a queste strutture facciamo pubblicità. Se loro non garantiscono quello che hanno promesso li eliminiamo dalla convenzione. Io sono molto rigido su queste cose: la parola data per me vale come un atto notarile.
I campeggi, tra l’altro, spesso operano per fare in modo che le aree di sosta non decollino, oppure che siano lontane un certo numero di chilometri dal campeggio. In più, con le mobile home stanno diventando strutture di abitazioni secondarie, non più di turismo all’aria aperta. Questo è grave perché limitano il numero di piazzole. Ma l’errore di fondo dei campeggi è che pensano di lavorare solo 6-8 mesi all’anno. Questo è inaccettabile.

Camper Professional – In questo siete allineati con la posizione di Assocamp. Nel settore ci sono diverse altre figure, enti, associazioni: come collaborate?

Giovanni Grassi – Lavoriamo molto bene con Assocamp e abbiamo un buonissimo rapporto con APC, l’associazione dei produttori di camper. Queste tre associazioni sono sempre insieme, anche quando ci si confronta con il ministero.

Camper Professional – In un mondo come quello di oggi, qual è l’importanza delle federazioni rispetto a 30 anni fa?

Giovanni Grassi – Oggi bisogna fare fronte comune nei confronti delle istituzioni. Per esempio, bisogna trovare soluzioni alla frammentazione regionale delle norme. Possibile che le quattro regioni del bacino padano non riescano ad accordarsi per avere la stessa normativa per la circolazione dei camper? Se d’inverno si parte da Torino per andare a Venezia non si arriva più. Non dico che i divieti non ci debbano essere, ma facciamoli in modo uguale per tutti. Come Confederazione Italiana Campeggiatori sono 75 anni che ci impegniamo per difendere il turismo, propagandarlo e organizzare tante iniziative.

Camper Professional – Come sono i rapporti con la FICC (Fédération Internationale de Camping, Caravanning et de Autocaravaning)?

Giovanni Grassi – Eccellenti. Siamo considerati molto bene, anche perché siamo una federazione che contribuisce economicamente, e non tutte lo fanno, e siamo certamente l’associazione più grande in termini di numeri. L’anno scorso in Croazia c’è stata l’elezione del nuovo consiglio mondiale e il nostro Emanuele Paolicelli, tra i sette candidati, è arrivato terzo nelle preferenze.

Camper Professional – Per chiudere, c’è qualche consiglio che vuole dare a chi produce veicoli o chi fa attrezzature, qualcosa che da campeggiatore di grande esperienza vorrebbe suggerire?

Giovanni Grassi – Di realizzare prodotti semplici, con il minimo indispensabile, perché se non abbassiamo i costi di acquisto è un disastro. Prezzi di vendita così alti hanno fatto aumentare a dismisura le quotazioni di veri e propri rottami. E questo non va a vantaggio della sicurezza.