Dossier

Plein Air in toscana

Toscana: un approdo accogliente per i camperisti, espressione di un turismo sostenibile e redditizio

In Toscana si sono incontrati, nel marzo scorso, i principali attori del turismo all’aria aperta.
Il merito di avere riunito l’assessore regionale al turismo, il direttore di Toscana Promozione, il direttore di FAITA-FederCamping Toscana, la presidente di Assocamp, il presidente di ACTItalia e un sindaco lumgimirante va a Paolo Bacci, titolare della concessionaria Caravanbacci di Crespina Lorenzana. Si è trattato, tra l’altro, del primo evento per festeggiare i 50 anni di attività della struttura.

Testo di Paolo Galvani

Michela Bagatella, giornalista di Plein-Air, ha moderato un’interessante tavola rotonda dedicata al “Turimo all’aria aperta con i veicloli ricreazionali”, organizzata da Paolo Bacci, titolare di Caravanbacci. Si è trattato di un momento di aggiornamento e confronto sulle politiche toscane sul turismo itinerante e della presentazione di alcuni interessanti dati sull’impatto ambientale del turismo in camper, sulle abitudini dei camperisti e sulla spesa media giornaliera di chi predilige questo tipo di vacanza.

Il camper, un mezzo straordinario
Francesco Tapinassi, direttore di Toscana Promozione, ha spiegato che l’agenzia sta lavorando a una stesura condivisa di una carta dei valori, un manifesto di accoglienza, e a una specifica campagna di promozione dedicati al turismo con caravan e camper. Inoltre, collabora con Caravanbacci per la produzione di materiale video e fotografico di supporto alla campagna di promozione.
“Lo abbiamo fatto non solo nella convinzione che questo sia un settore importantissimo per l’economia regionale, ma anche perché pensiamo che abbia tutte le caratteristiche per apprezzare al meglio un certo modo di viaggiare nella nostra regione,” ha dichiarato Tapinassi. “Il 68% della Toscana è fatto di colline e di borghi. Qui si può trovare l’essenza stessa della toscanità e il camper è un mezzo straordinario per visitarla”.

I contributi regionali
A Leonardo Marras, assessore regionale con deleghe su turismo e industria alberghiera, il compito di riassumere il lavoro sin qui svolto a favore delle strutture ricettive che accolgono i turisti itineranti. Il primo bando toscano, lanciato nel 2022, prevedeva contributi economici per quei comuni interessati a creare aree di sosta. L’obiettivo era non solo di sviluppare una rete pubblica di accoglienza in territori più fragili e meno conosciuti per rispondere alla domanda del turismo, ma anche di rispondere a tutti gli utilizzatori di veicoli ricreazionali che in Toscana vengono acquistati.
“Siamo la capitale europea di questo settore industriale,” ha detto Marras. “Attraverso il camper si mettono insieme diverse capacità, abilità e competenze che si intrecciano in filiere straordinarie, che hanno consolidato una produzione e un lavoro importante molto sviluppato negli ultimi anni. Abbiamo quindi voluto rappresentare la Toscana anche da questa angolatura, offrendo al pubblico dei luoghi dove fruire dei servizi di accoglienza”.
Il Comune di Gaiole in Chianti, famoso per la manifestazione ciclistica L’Eroica, è stato uno dei primi a dotarsi di un’area di sosta dedicata, anche grazie ai fondi regionali. “La nostra è la storia di una piccola realtà che sta conoscendo un buon periodo di sviluppo,” ha detto Michele Pescini, sindaco di Gaiole in Chianti. “Il nostro comune ha 2.600 abitanti e ha fatto crescere questo evento ormai internazionale. Camper ed Eroica hanno una grande affinità e quindi proprio oggi è stata inaugurata la nostra area camper. Abbiamo ricevuto un contributo di oltre 40 mila euro, anche se ne abbiamo spesi molti di più, e abbiamo già raccolto ancora prima dell’inaugurazione ottimi consensi: i camperisti hanno affermato che spenderanno i loro soldi nei nostri negozi e questo è proprio il motivo per cui abbiamo deciso di fare questi investimento”.

Agriturismo e aree di sosta
L’assessore Marras ha poi spiegato che dopo questa prima esperienza si è iniziato a lavorare per regolare e rendere diffusa una proposta di accoglienza più inclusiva. “Per primi in Italia abbiamo regolamentato l’agricampeggio, definendo l’attività di camping e permettendo agli agriturismi di offrire ospitalità anche ai camper,” ha detto. “Ognuna di queste strutture può creare fino a 12 piazzole, diffondendo così sul territorio regionale una miriade di soluzioni personalizzate. Poi abbiamo affrontato la discussione sul testo unico sul turismo, che ha la necessità di un’importante revisione. I campeggi sono il luogo ideale per l’offerta di ospitalità ai veicoli ricreazionali e per questo auspichiamo una norma che arrivi dal governo nazionale (attualmente le norme sono su base regionale, ndr), visto che questa offerta turistica è quella che si è sviluppata maggiormente in questi ultimi anni”.
Infine, considerato che i campeggi costieri accolgono la maggior parte del turismo regionale, si è nuovamente voluto mettere l’accento sulle aree sosta, che sono viste come attività turistico-ricettive e non come parcheggi. “L’area sosta camper deve salire di grado come attività economica,” ha spiegato Marras. “Per questo abbiamo definito in un regolamento, che deve essere discusso e approvato dal consiglio regionale, che cos’è un’area sosta camper. Qui non ci deve essere un limite massimo di permanenza. Abbiamo inserito la possibilità di realizzare strutture comuni, come i bagni, e abbiamo dato la possibilità di aprire dei servizi, come negozi o punti di ristoro. Non possono essere aree che vanno a specializzarsi al punto da entrare in competizione con il campeggio, e quindi un limite di massimo 50 piazzole è stato doveroso inserirlo”.

Da Ergo una ricerca d’avanguardia
Al centro dell’incontro la presentazione dei dati di una ricerca realizzata da Ergo, spin off della Scuola Superiore di Studi Universitari Sant’Anna di Pisa in collaborazione con ACTItalia e UCA. Presentata da Fabio Iraldo, Full Professor of Management, è stata definita “una sfida dal punto di vista dell’innovatività, una ricerca d’avanguardia”. Non tanto per il tema, visto che è evidente che ambiente e turismo si influenzano a vicenda con un impatto ambientale significativo, ma per l’uso di dati “primari”, raccolti direttamente dai camperisti e poi comparati con quelli di vacanze più tradizionali, e per la durata della rilevazione: ben nove mesi contro i più tradizionali tre.
Realizzata da agosto 2022 ad aprile 2023, la raccolta ha prodotto la restituzione di 1.958 questionari, studiati come se fossero diari di bordo. Avendo in Italia 248.300 veicoli circolanti, questo è un campione statisticamente più che significativo: sarebbero bastati circa 500 questionari per ottenere risultati affidabili. In questo modo, anche una volta eliminati tutti i questionari che in qualche modo potevano essere non attendibili, il numero rimasto ha prodotto una fotografia molto accurata.
La metodologia utilizzata è ormai consolidata e riconosciuta, se non sostanzialmente imposta, dall’Unione Europea: l’analisi del ciclo di vita (Life Cycle Assesment), che valuta l’impatto ambientale a 360 gradi, considerando tutto ciò che comporta lo svolgimento della vacanza: il viaggio, la permanenza, i pasti, la climatizzazione e così via. Si è così scoperto che un equipaggio è composto in media da 2,27 adulti e 0,37 bambini, che i chilometri percorsi sono stati 2.367, con 13,7 notti e 9,7 pasti fuori casa, 7,3 kg di gas consumati, 364,3 litri di acqua utilizzati, 22,3 kWh di energia elettrica.

Vacanza in camper: l’impatto ambientale
Cinque sono le principali categorie di impatto ambientale tenute in considerazione: cambiamento climatico (emissioni di CO2), emissioni di particolato, acidificazione (Indicatore della potenziale acidificazione del suolo e delle acque dovuta al rilascio di gas), utilizzo di risorse fossili e consumo d’acqua. In ognuna di queste si sono valutati l’utilizzo del camper, i pasti al bar o ristorante, i pasti in camper, i consumi di gas, elettricità e acqua e la produzione di rifiuti. L’utilizzo del camper è quello che contribuisce di più in ogni categoria tranne per quello che riguarda il consumo d’acqua.
Comparando la vacanza in camper con la formula auto + hotel, la prima ha un’influenza ben più contenuta: rispetto a quello della vacanza “tradizionale”, il camper ha un impatto pari al 64% nell’utilizzo di risorse fossili, al 70% nel cambiamento climatico, al 73% nel consumo d’acqua e al 95% nell’acidificazione. L’unico parametro in cui la vacanza in camper è peggiore è quello relativo alle emissioni di particolato, dove le auto arrivano al 72%. Si tratta della conferma di quanto intuitivamente si poteva immaginare.

L’Italia piace e in vacanza si spende
Quanto alle abitudini dei camperisti, la ricerca ha evidenziato come Il 35,5% viaggi con un mansardato, il 35% con un semintegrale, il 15,7% con un motorhome e il 13,8% con un van. A livello di equipaggio, ben il 76,8% è costituito da una coppia. Il 28% si è recato all’estero e il 72% è rimasto in Italia, scegliendo per il 42% città d’arte (8%), destinazioni naturalistiche (13%) o piccoli borghi (21%). Il resto (57%) si è diviso tra mare e montagna.
A sfatare il mito che i camperisti portino tutto da casa e non lascino soldi sul territorio arriva il dato del 98% di coloro che acquistano prodotti tipici, il 91% prodotti agroalimentari, il 7% artigianato. E quando escono per mangiare, il 97% si orienta sulla cucina tradizionale locale. Durante le 13,7 notti di soggiorno medio, i camperisti consumano 3,1 colazioni, 4,92 pranzi e 4,87 cene nei locali del posto. In totale la spesa media per persona al giorno è di 97,80 euro, con il 99% delle persone che è consapevole di portare sul territorio un contributo economico.
Alle strutture ricettive i camperisti chiedono per il 31% navette ben collegate, per il 30% l’apertura annuale, per il 27% una maggiore quantità e qualità dei servizi e per il 12% più strutture. Agli amministratori del territorio chiedono invece aree di sosta di qualità (57%), aree di sosta ben collegate (54%), aumento delle aree (51%), info dedicate al turismo in camper (29%) e aumento dei campeggi (14%).

La sfida della destagionalizzazione
A FAITA-FederCamping è stato chiesto un impegno per aiutare la destagionalizzazione. “Le strutture hanno tanti dipendenti, anche centinaia, e sono spesso a tutti gli effetti delle grandi imprese, a volte con migliaia di posti letto,” ha spiegato Enrico Paoli, direttore di FAITA Toscana. “Noi stiamo sensibilizzando i nostri associati. Quello che si riscontra da qualche anno è un ampiamento della stagione in molte aziende turistiche. Dai tipici quattro mesi di durata siamo arrivati a un’apertura anticipata a metà marzo per chiudere anche a fine ottobre. Non siamo più di fronte, per fortuna, a strutture familiari, ma a piccole industrie che sono state capaci di aumentare il livello qualitativo dell’offerta”.
A questo proposito, Paoli ha spiegato che specialmente sulla costa sono non solo di serie A, ma strutture di lusso. “I nostri camping hanno un livello molto elevato. Chi fa turismo in camper chiede sempre più servizi, qualità e spazi. Oggi siamo nel mezzo di un cambio di scenario e, come associazione di categoria, FAITA si occupa anche di aree di sosta e non solo di campeggi. Chi usa i camper viene da sempre nelle nostre strutture e per questo qui mi sento a casa”.

Una situazione migliorabile
Guido Chiari, presidente di ACTItalia, ha sottolineato che la situazione delle aree di sosta in Italia è migliorabile. “Quando guardiamo le statistiche si parla di 2.000 aree di sosta, ma quando viaggiamo ci rendiamo conto che quelle ‘vere’ sono davvero poche. Complimenti quindi alle amministrazioni che si sforzano per proporre un’offerta di qualità. Il nostro progetto Bandiere Gialle è un riconoscimento che diamo in occasione del Salone del Camper alle amministrazioni che realizzano aree di sosta di qualità. Le aree di sosta sono aperte 365 giorni l’anno e per questo vanno spinte e promosse”.

La visione di Assocamp
L’onore di chiudere la giornata di lavori è spettato a Ester Bordino, presidente di Assocamp: “In Europa dal 2020 al 2023 sono stati immatricolati oltre 900 mila tra camper e caravan, che prima o poi arriveranno anche in Italia. E noi non siamo pronti ad accoglierli”. Il numero della aree di sosta è infatti molto più basso di quelle presenti in Paesi come Francia o Germania, ma non è – secondo Assocamp – l’unico problema.
“Quando noi vendiamo o noleggiamo un camper siamo anche un po’ dei consiglieri per i nostri clienti, che spesso ci chiedono dove possono andare. E a noi capita di non rispondere perché abbiamo il problema dei campeggi chiusi (fuori stagione, ndr). Qui in Toscana, compresa l’Isola d’Elba, la Guida ACSI 2023 censisce 95 campeggi, di cui solo 7 sono aperti tutto l’anno. Dobbiamo fare in modo che almeno una parte di queste strutture rimanga aperta per 12 mesi. Il camper è per eccellenza il mezzo per destagionalizzare, ma abbiamo bisogno che i campeggi siano aperti e che le aree di sosta siano in numero maggiore”.
Bordino ha anche espresso la sua visione, diversa da quella dell’assessore Marras, rispetto alla possibilità di soggiorni prolungati nelle aree di sosta (“Non vorrei che diventassero luoghi troppo stanziali”) e poi ha chiuso rilanciando un’idea che l’associazione sostiene: “Stiamo lavorando con gli amici di UCA, che portano avanti questa iniziativa già da qualche tempo, per fare in modo che nelle strutture ospedaliere vengano creati alcuni stalli dedicati ai camper, venendo così incontro alle esigenze delle famiglie che in occasione di visite o ricoveri hanno bisogno di stare vicine ai loro cari”.