Il Salone del Camper 2026 si è chiuso a Parma con 100.000 presenze, oltre 350 espositori e più di 600 veicoli ricreazionali esposti. Ma, al di là dei numeri della manifestazione, l’edizione di quest’anno ha offerto soprattutto alcune indicazioni utili per leggere la fase attuale del settore: il mercato italiano resta in crescita, l’industria mantiene una forte vocazione all’export e il tema delle infrastrutture continua a rappresentare uno dei nodi centrali per lo sviluppo del turismo itinerante.
Il Salone del Camper di Parma ha chiuso domenica 20 settembre la sua edizione 2026 confermando quota 100.000 presenze nei nove giorni di manifestazione. Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, sono stati oltre 60.000 i biglietti acquistati online, mentre la manifestazione ha riunito più di 350 espositori, tra diretti e indiretti, con 78 aziende straniere provenienti da 17 Paesi. I veicoli ricreazionali esposti e visitabili sono stati oltre 600, distribuiti su cinque padiglioni e più di 110.000 metri quadrati di superficie espositiva. Numeri importanti, ma che per gli operatori assumono valore soprattutto se letti insieme all’andamento del mercato e alle prospettive della filiera.
Il mercato italiano chiude la stagione sopra quota 8.000
Tra il 1° settembre 2025 e il 31 agosto 2026 sono stati immatricolati in Italia 8.144 nuovi camper, contro i 7.760 dello stesso periodo precedente, con una crescita del 4,95%. Un risultato che conferma una dinamica positiva del mercato italiano, pur all’interno di un quadro europeo non omogeneo e ancora caratterizzato da forti differenze tra Paesi e segmenti. I campervan hanno rappresentato il 37,26% delle nuove immatricolazioni, confermando il peso ormai strutturale di questa tipologia sul mercato. L’Italia resta inoltre uno dei principali poli produttivi europei: è il terzo produttore di camper in Europa, dopo Germania e Francia, e destina oltre l’80% della produzione all’export. Durante l’inaugurazione del Salone erano stati indicati volumi produttivi nell’ordine delle 27-28.000 unità annue, con circa 8.000 addetti diretti e indiretti nella filiera.
Una presenza istituzionale significativa
Uno degli aspetti che ha caratterizzato l’edizione 2026 è stata la presenza di esponenti di primo piano delle istituzioni. Sabato 12 settembre, all’inaugurazione, è intervenuto Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione. Nel suo intervento Foti ha richiamato il peso industriale della filiera italiana e la necessità di trasformare maggiormente questa forza produttiva in capacità di attrazione turistica. Il punto sollevato dal ministro è particolarmente rilevante per il settore: l’Italia è uno dei principali produttori europei di veicoli ricreazionali, ma continua ad avere margini importanti sul fronte dell’accoglienza e dei servizi destinati ai camperisti provenienti dall’estero. Foti aveva inoltre affrontato il tema della fiscalità sui camper destinati alle persone con disabilità, evidenziando la disparità di trattamento rispetto alle autovetture.
Lunedì 14 settembre è stata invece la volta di Gianmarco Mazzi, ministro del Turismo, che ha ribadito il ruolo attribuito dal Governo al turismo open air. Mazzi ha ricordato l’investimento di 32 milioni di euro destinato a oltre 150 progetti in 169 Comuni italiani, con l’obiettivo di creare 4.375 nuove piazzole di sosta. Il ministro ha sintetizzato la strategia per il settore in quattro parole: delocalizzare, decongestionare, destagionalizzare e digitalizzare. Per il comparto del turismo itinerante si tratta di tre temi concreti. La capacità di distribuire i flussi fuori dalle destinazioni più congestionate, di prolungare le stagioni turistiche e di migliorare strumenti digitali e servizi rappresenta infatti uno degli elementi decisivi per rendere l’Italia più competitiva rispetto ad altri mercati europei.
Sabato 19 settembre il Salone ha inoltre ospitato Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato ed ex ministro delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del Turismo. La presenza, nella stessa edizione, di due ministri e di un vicepresidente del Senato segnala un livello di attenzione istituzionale verso il comparto superiore a quello registrato in molte edizioni precedenti.
Il vero nodo resta l’accoglienza
Uno dei temi più interessanti emersi durante il Salone riguarda il rapporto tra produzione industriale e turismo. L’Italia dispone di circa 2.000 aree di sosta, contro oltre 5.000 in Germania, più di 4.000 in Francia e oltre 2.500 in Spagna. Il confronto è significativo soprattutto se rapportato al potenziale bacino europeo. Secondo i dati diffusi durante la manifestazione, in Europa i turisti che viaggiano con camper e caravan di proprietà sono stimati in oltre 20 milioni. Da un punto di vista industriale, quindi, il tema non è solo continuare a produrre ed esportare veicoli. Per il sistema italiano la partita riguarda anche la capacità di intercettare una quota maggiore di questi flussi attraverso infrastrutture, servizi, aree di sosta e standard di accoglienza più vicini a quelli dei principali mercati del Nord Europa. Ed è probabilmente questo uno dei punti più interessanti emersi dal confronto tra operatori e istituzioni durante i nove giorni di Parma.
Un Salone da leggere anche attraverso la filiera
Al di là del dato complessivo delle presenze, per una testata B2B il Salone del Camper resta soprattutto un osservatorio privilegiato sull’evoluzione dell’industria italiana. Prodotto, distribuzione, componentistica, rapporto tra costruttori e fornitori, andamento delle reti vendita, ruolo del noleggio, nuove tecnologie e strategie dei principali gruppi sono alcuni dei temi che meritano una lettura più approfondita rispetto al semplice dato dei visitatori. Per questo Camper Professional Italia dedicherà al Salone del Camper un ampio report nel numero di dicembre, con un taglio specificamente rivolto ai professionisti che seguono la nostra testata. L’obiettivo sarà andare oltre il racconto della manifestazione e analizzare novità di prodotto, strategie delle aziende, tendenze del mercato e indicazioni raccolte direttamente dagli operatori presenti a Parma, offrendo una fotografia del settore italiano dopo una delle sue principali occasioni di confronto annuale. Il Salone del Camper 2026 si chiude quindi con numeri solidi sul fronte del pubblico e con un mercato nazionale che mantiene il segno positivo. Per l’industria, però, le questioni più interessanti restano quelle che vanno oltre i nove giorni della manifestazione: andamento della domanda, redditività delle reti, capacità produttiva, infrastrutture e competitività del sistema italiano nel mercato europeo.
