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Via Pontina: la strada del camper

Da 50 anni un punto di riferimento a Roma. I concessionari di Via Pontina si raccontano dalle origini a oggi, in una storia da veri pionieri e protagonisti del caravanning Italiano, che hanno saputo interpretare il mercato e trasformare una strada nel polo espositivo più grande del centro Italia

Testo di Piero Fasoli

La storia dei concessionari della Via Pontina a Roma è una storia che va di pari passo con quella del nostro settore. Inizia negli anni ’70 e racconta di come un’intuizione pionieristica ha trasformato una semplice strada in quello che oggi è il polo espositivo più grande del centro Italia. Allora il settore come lo conosciamo oggi non esisteva ancora. Nella capitale si contavano pochi punti vendita sparsi: Appia Caravan, Pivano a Villa Pamphili, qualche rivenditore sulla Tiburtina a Guidonia e in Via Aurelia. Piccole realtà indipendenti che servivano una nicchia di appassionati, primi fruitori di uno stile di viaggio ancora sconosciuto ma che stava per espandersi rapidamente.
Fu proprio in quegli anni che lungo la Via Pontina cominciò a prendere forma qualcosa di diverso. Non si trattava di imprenditori che cercavano un’opportunità, ma di famiglie che avevano scoperto la vacanza itinerante e se n’erano innamorate. Dalla tenda al carrello tenda fino ad arrivare alla tanto amata roulotte, quel progressivo avvicinamento al mondo del plein air aveva acceso una passione che ben presto si sarebbe trasformata in un’occasione imprenditoriale vincente. “Siamo partiti vendendo tende e poi qualche veicolo usato,” raccontano ancora oggi i protagonisti di quella stagione. Le prime caravan venivano vendute attraverso annunci sui giornali, come il Messaggero e Porta Portese, nota rivista romana di annunci.
Successivamente nacque però la necessità di trovare un punto espositivo dove posizionare le roulotte in vendita, e la Via Pontina, essendo in quegli anni una zona agricola con numerosi terreni disponibili, si rivelò ben presto il luogo perfetto per iniziare. Mentre in Italia nascevano i primi marchi di produttori – Arca, Laika, Roller, Elnagh o realtà più piccole come Pioneer, Mirage, o prima ancora, Laverda e Lander – i concessionari della Via Pontina iniziavano la loro attività.
Oggi quei concessionari vantano quasi tre generazioni di esperienza. In questo clima, Via Pontina negli anni è diventata molto più di una strada commerciale: è il simbolo tangibile di come il caravanning italiano si sia sviluppato, con artigianalità, passione e una visione imprenditoriale che ha saputo guardare lontano. Ripercorrere la sua storia significa ricostruire le radici stesse del nostro settore, significa ricordare chi ha creduto per primo in tutto questo, significa riconoscere che la Via Pontina è divenuta nel tempo sinonimo di “strada del camper”, un punto di riferimento a Roma e nel centro Italia per tutti gli appassionati di ieri, oggi e domani.

Come eravamo e come siamo
Oggi la Via Pontina è rappresentata da quattro grandi realtà: Zaccari Caravan, Centro Caravan Costantini, Nuova Riviera e Tecnocaravan. Quattro nomi che hanno attraversato decenni di trasformazioni, interpretando i cambiamenti del mercato e trasformandoli in opportunità.
Hanno affrontato il passaggio dalla vendita artigianale alla distribuzione strutturata, dai rapporti personali con i piccoli produttori italiani alle partnership con i grandi gruppi multinazionali europei. Hanno attraversato crisi economiche, cambiamenti normativi, rivoluzioni tecnologiche, mantenendo sempre salda quella professionalità che da sempre li contraddistingue.
C’è un aneddoto che racconta cosa abbia significato la Via Pontina nel periodo d’oro del camper in Italia. Vittorio Costantini ricorda le parole di Luano Niccolai, il leggendario patron della Rimor: “Le vendite di un singolo concessionario della via Pontina corrispondono alle vendite di un anno intero di tutta la Spagna”. Non era un’iperbole. Quel tratto di strada alle porte di Roma faceva parte del cuore pulsante del caravanning italiano.
Ecco il percorso storico dei quattro concessionari attraverso le dirette testimonianze di chi c’era e c’è ancora oggi. Ognuno con la sua storia, ma con un filo comune che dalle origini li tiene uniti.

ZACCARI CARAVAN – Amedeo Zaccari
“Tutto è cominciato nel settembre del 1976,” racconta Amedeo Zaccari. “Eravamo cinque fratelli di una famiglia numerosa, e ognuno di noi si è appassionato a questo mondo in modo diverso. C’era chi si occupava di vendita, chi di noleggio – che allora era proprio agli inizi – chi di accessori e ricambi, chi dell’assistenza”.
La partenza fu piena di entusiasmo: “Abbiamo cominciato con le tende. Poi sono arrivati i carrelli tenda, che negli anni Settanta erano il sogno di molti, una via di mezzo geniale tra il campeggio spartano e il comfort e infine le roulotte”. Ma la vera svolta arrivò quando il mercato cominciò a cambiare radicalmente. “Alla fine degli anni Ottanta capimmo che il futuro non era più la roulotte, ma l’autocaravan”.
Negli anni Novanta la famiglia Zaccari fece un passo ancora più audace: “Abbiamo sperimentato la costruzione diretta di veicoli ricreazionali. Volevamo capire il prodotto dall’interno, non solo venderlo. È stata un’esperienza fondamentale che ci ha insegnato moltissimo”.
Oggi, Zaccari Caravan è uno dei pilastri della Via Pontina. “Siamo una bella squadra formata da 17 collaboratori tra venditori, impiegati e tecnici dell’assistenza. Trattiamo marchi importanti come Rapido, Roller Team, Font Vendôme, Sunlight, Xgo e Dreamer. Ma quello di cui vado più orgoglioso non sono solo i numeri”.
Amedeo ci tiene a sottolineare alcuni aspetti che hanno reso grande la concessionaria. “La nostra officina è diventata un punto di riferimento per i camperisti. Facciamo qualsiasi tipo di intervento sulla cellula abitativa. Il reparto ricambi? È uno dei più forniti del Centro Italia, e abbiamo componenti anche per marchi che non esistono più. Può sembrare strano, ma per noi è importante, abbiamo clienti storici che tornano dopo vent’anni e cercano ancora il pezzo per il loro vecchio camper. Il noleggio poi conta su una bella flotta, c’è il veicolo giusto per ogni tipo di equipaggio”.
E poi c’è quel dettaglio che fa la differenza: “Il nostro parco alberato. Non è un freddo piazzale di cemento. Qui i camper sono esposti tra gli alberi, sono già immersi nella natura, sembra di essere in campeggio. In questo modo quando un cliente entra da noi, respira già l’atmosfera del viaggio, vede il veicolo già inserito nel suo habitat naturale”.
Quest’anno Zaccari Caravan festeggia 50 anni di attività. “Mezzo secolo,” sorride Amedeo. “C’è chi ha comprato da noi la prima tenda negli anni Ottanta e oggi viene per il suo terzo camper. Questo per noi non è solo commercio, è un legame che attraversa le generazioni”.

CENTRO CARAVAN COSTANTINI – Vittorio Costantini
“Tutto è nato da una tenda a casetta,” racconta Vittorio Costantini. “Era la metà degli anni Sessanta. Mio padre Francesco e mia madre Anna la comprarono per andare alla Camosciara, nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Campeggio libero, niente strutture. Io e mio fratello Cesare eravamo piccoli, ma ricordo ancora quelle notti sotto le stelle”.
Ma la vera svolta arrivò nell’estate del 1971. “Affittarono una roulotte al campeggio Settebello di Terracina. Una Laverda Chiocciola 360 N, senza nemmeno il bagno. Al momento di saldare, a fine vacanza, la direzione propose di riscattarla pagando solo la differenza dal noleggio. Mio padre non se lo fece ripetere due volte. L’affare fu concluso lì su due piedi”.
Vittorio sorride: “Mio padre nell’estate del 1973 organizzò un viaggio pazzesco. Dalla Grecia alla Turchia, Bulgaria, Romania, rientrando per l’allora Jugoslavia. Con una Lancia Flavia da 78 cavalli che trainava una Roller Superquattro di quasi una tonnellata. Ogni salita era un dramma, la macchina andava in ebollizione. Ma ce la fecero. Al ritorno parenti e amici li assalirono, tutti volevano sapere di quel viaggio, di quella roulotte misteriosa”.
Francesco divenne il “delegato” di famiglia. “Tutti i parenti che vivevano in provincia gli chiedevano di trovare roulotte usate a Roma. Lui non se lo fece ripetere. Iniziò come secondo lavoro a vendere roulotte, mentre era ancora dipendente ATAC. Le comprava, le sistemava in un suo terreno ad Acilia, le rimetteva a posto e poi le rivendeva. Frequentava sempre più spesso la Via Pontina, che già negli anni Settanta era diventata il polo del settore. C’erano una quindicina di aziende, molte più di adesso”.
Fino a che, il 1° settembre 1980, alle 9:30 in punto, nacque il Centro Caravan Costantini. “Mio padre rilevò il centro vendita della Mirage. Io ero appena maggiorenne e all’università, Cesare ancora minorenne. All’inizio l’azienda fu intestata a me perché lui era dipendente pubblico. Nel primo anno passammo da 20 pezzi venduti dalla gestione precedente a oltre 150, solo con Mirage. Eravamo solo in quattro”.
A metà anni Ottanta arrivò l’espansione. “Convincemmo il proprietario dei terreni vicini a cederci circa un ettaro coltivato a grano. C’era una vecchia vaccheria in disuso che ristrutturammo per farne l’officina. Poi rilevammo la concessionaria Laverda che era accanto a noi ed era entrata in crisi. Tanti non ce l’hanno fatta con il passaggio dalla roulotte al camper. Noi invece crescevamo”.
Il 1983 segnò l’inizio della collaborazione con Rimor. “Dopo un diverbio commerciale con Alinari di CI, mio padre andò a Poggibonsi da Luano Niccolai. Nacque un sodalizio straordinario. Luano era un genio del design e mio padre le roulotte le viveva dall’interno. Insieme crearono modelli che hanno fatto storia”.
Gli anni Novanta portarono consolidamento. “Nel 1997 aprimmo il Camper Market, che è diventato uno dei più grandi e forniti. Nei primi anni 2000 nacque la divisione noleggio”. Una flotta che arrivò a ottanta unità, tra le maggiori a livello nazionale.
Oggi il Centro Caravan Costantini si estende su oltre 20.000 metri quadrati. “Io e Cesare lo gestiamo, ma è già entrata la terza generazione. I marchi sono Knaus, Weinsberg, Tabbert, Rimor, CI, Etrusco, Challenger”. Conclude Vittorio: “Mio padre diceva sempre: ‘Si dà fiducia a persone che hanno un nome’. Non parlava di brand, parlava di rapporti umani. Quella passione nata in una tenda alla Camosciara è diventata questo, un pianeta del camper dove il cliente è il protagonista di una stupenda avventura della vita”.

TECNOCARAVAN – Claudio e Daniele Clementini
“Il nome Tecnocaravan nasce dal fatto che eravamo tecnici delle caravan,” racconta Claudio Clementini, fondatore. “Lavoravo alla Romana Caravan in via Salaria, riparavamo roulotte Laika. Lì ho imparato tutto: meccanica, assistenza, ma soprattutto il rapporto con le persone. Nel 1975 decidemmo di metterci in proprio su Via Pontina. Niente grandi ambizioni. Volevamo solo continuare a fare bene il nostro lavoro”.
La sede fu Via Pontina 425. “Lo stesso indirizzo dove siamo ancora oggi, cinquant’anni dopo,” sorride Daniele. “All’inizio ci concentrammo sull’assistenza. Poi arrivò l’occasione che cambiò tutto, diventammo concessionari ufficiali Laika. Da lì è cominciata la vera crescita”.
Il momento decisivo arrivò nel 1984. “Quando uscirono i primi Motorpolo, il settore esplose,” racconta Claudio. “Laika scelse noi come unico concessionario per Roma. Fu un riconoscimento, ma anche una responsabilità enorme. Partecipavamo allo sviluppo dei prodotti: Motorpolo, Lasercar, Ecovip. Non eravamo solo rivenditori, eravamo partner”.
“Io non ho mai venduto solo un veicolo,” spiega Claudio. “Vendevo emozioni. Raccontavo ai clienti la Norvegia, la Grecia, la Turchia. Non mi fermavo alla parte tecnica. Il camper non è un’auto dove contano solo l’estetica o i cavalli. Il camper si vive, e l’esperienza di viaggio è tutto”.
Nel 1986 nacque il TCCL – Tecnocaravan Camper Club Laika. “Centinaia di iniziative, oltre cento raduni,” ricorda Claudio con orgoglio. “Non era marketing, era passione pura. Organizzavamo viaggi in Italia e all’estero. Il club divenne una famiglia. Gente che si conosceva ai nostri raduni e poi continuava a viaggiare insieme”.
Claudio creò anche il “Gruppo Leader Italiano” che coinvolgeva una decina di concessionari in tutta Italia. “L’idea era: assistenza ovunque. Un mio cliente con un problema a Milano o in Sicilia trovava un partner che lavorava con lo stesso metodo, la stessa qualità e un servizio privilegiato”.
“Mio padre appartiene alla vecchia scuola,” interviene Daniele. “Una stretta di mano era un contratto. Il cliente portava l’amico per il passaparola. Dopo il Covid tutto è cambiato. I rapporti sono diventati più freddi, più contrattuali. Ma noi cerchiamo di mantenere quella dimensione umana”.
Il passaggio generazionale stava già maturando quando qualcosa accelerò i tempi. “Tra il 2017 e il 2018 ho subìto un importante intervento,” racconta Claudio. “Il settore stava cambiando, serviva un approccio nuovo. Serviva la visione di Daniele”.
“Sono cresciuto qui dentro, respirando camper da bambino,” dice Daniele. “Quando è arrivato il momento di prendere in mano l’azienda, ho fatto miei gli insegnamenti di mio padre, seguendo la sua passione e il suo esempio. Io ho portato i social, le nuove forme di comunicazione. Ma i valori sono rimasti gli stessi”.
Oggi Tecnocaravan ha ampliato l’offerta. “A Laika abbiamo affiancato marchi premium come Carthago, Malibu, Mobilvetta e Carado,” spiega Daniele. “Circa 50/60 mezzi disponibili. L’officina resta il nostro punto di forza: tecnici con decenni di esperienza specifica su Laika. Attraverso Tecnocaravan Service offriamo tutto sotto lo stesso tetto: riparazioni, montaggio di accessori e meccanica”.
“Cinquant’anni dopo quella scelta del 1975, siamo ancora qui. Relazioni, fiducia, una comunità. Questo è quello che abbiamo costruito,” conclude Daniele. “Il modo di lavorare è cambiato, ma lo spirito è rimasto lo stesso. La passione che mio padre ha messo in questa azienda continua. È quello che ci ha portati fin qui, ed è quello che ci porterà avanti”.

NUOVA RIVIERA – Vittorio Frattini
“La storia della nostra famiglia nel settore comincia molto prima della Via Pontina,” racconta Vittorio Frattini. “Mio padre Gino, insieme a noi figli Giorgio, Arturo e Vittorio, aprì nel 1959 una concessionaria automobilistica all’EUR. Erano anni in cui l’automobile stava diventando alla portata di tutti. Undici anni dopo, nel 1970, ci affacciammo al mondo del caravanning aprendo Caravanauto in via di Acilia”. Vittorio ricorda l’evoluzione tecnica del settore: “Siamo partiti dalle tende, poi sono arrivate le prime roulotte. Non avevano nemmeno l’impianto elettrico: per l’illuminazione c’erano lampade a gas”.
Per vent’anni, la famiglia Frattini costruì esperienza lontano dall’attuale sede. “Quando nel 1991 arrivò l’opportunità di rilevare Riviera ’71 sulla Via Pontina, avevamo già vent’anni di esperienza nel caravanning e più di trent’anni nel settore automotive. Il concessionario che abbiamo rilevato aveva una particolarità unica: era la sede storica di Elnagh a Roma, completa di una pista di collaudo per i famosi freni elettrici delle loro roulotte. Nel piazzale, dove oggi c’è il nostro parco usato, si collaudava a quei tempi quella tecnologia all’avanguardia”.
Vittorio ricorda anche di aver contribuito a cambiare l’approccio competitivo della Via Pontina. “Proposi di coordinarci, di aprire tutti insieme per permettere ai clienti di scegliere liberamente tra le varie offerte, per trasformare la concorrenza in collaborazione professionale. Avevo anche un’altra visione: un unico grande centro vendita con personale distribuito e costi condivisi, mantenendo le identità dei marchi separate. Ma l’idea non andò avanti”.
Oggi Nuova Riviera ha un’identità precisa. “Siamo da anni il concessionario ufficiale Hymer per Roma e provincia. Trattiamo anche Eriba, Bürstner, Giottiline, Arca e McLouis. Copriamo tutte le fasce di livello, dal veicolo accessibile al motorhome di lusso”. Vittorio sorride parlando del suo lavoro: “Per me vendere un camper non è una transazione, è vendere libertà. Servono ascolto, competenza e un po’ di tocco umano. L’officina garantisce interventi specializzati, dalla manutenzione ordinaria ai lavori complessi sulla cellula. Il reparto ricambi offre pezzi ufficiali e accessori per personalizzare ogni veicolo”.
Vittorio parla della nuova generazione. “I nostri figli Laura, Claudia e Fabio ci affiancano da sempre insieme al nostro team. Questo è importante, perché oggi le aziende familiari stanno scomparendo”. E qui arriva il vero rimpianto: “Una volta c’erano famiglie come noi, rapporti diretti con i produttori che erano a gestione familiare. Ci si parlava, ci si capiva. Oggi tutto è in mano a multinazionali, a fondi di investimento gestiti da manager che guardano solo ai numeri. Si è perso il contatto umano”.
“Siamo nel caravanning dal 1970, sulla Pontina dal 1991,” conclude Vittorio. “Abbiamo mantenuto quella dimensione umana che fa la differenza. Ascoltare il cliente, consigliarlo, accompagnarlo in un percorso insieme. Questo richiede rispetto, competenza e quel tocco personale che solo chi vive questo settore da tanto tempo può dare”.

I professionisti di Via Pontina
C’è un dato che potrebbe sembrare paradossale, ma che invece racconta molto della cultura imprenditoriale della Via Pontina: quattro concessionari diretti concorrenti, a poche centinaia di metri l’uno dall’altro, che decidono di unire le forze e lavorare insieme. Eppure, è esattamente quello che è accaduto tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, quando nacquero “I professionisti di Via Pontina”.
La spinta arrivò dalla chiusura della Fiera di Roma in Via Cristoforo Colombo, che aveva rappresentato per anni un momento cruciale di visibilità per il settore. Senza più quell’appuntamento annuale, i concessionari romani si trovarono di fronte a una scelta: competere in modo frammentato o costruire insieme un’alternativa alla fiera. La decisione fu facile, ovvero trasformare l’esposizione di tutti i concessionari sulla Via Pontina in una “fiera permanente”, un polo espositivo che potesse sostituire e superare l’evento fieristico tradizionale.
Il gruppo si fondava su un codice etico non scritto, ma rispettato da tutti: competere lealmente, senza mai parlare male del concorrente. Una regola d’oro che permetteva di mantenere quella sana concorrenza. Ciascuno ha sempre mantenuto la propria autonomia commerciale e imprenditoriale, ma quando si trattava di promuovere la Via Pontina, i quattro storici concessionari si muovevano all’unisono.
L’iniziativa più importante fu la pubblicità congiunta. Investire insieme su riviste di settore e canali pubblicitari permetteva non solo di risparmiare risorse, ma soprattutto di comunicare un messaggio più forte: la Via Pontina come “la strada del camper”, un luogo dove trovare quasi 400 veicoli esposti di marchi italiani ed europei, un panorama unico, almeno a Roma. Lo slogan: “La strada del camper, la strada della tua vacanza plein air” riassumeva perfettamente questa visione.
Ma “I professionisti di Via Pontina” non si limitarono alla pubblicità. Organizzarono eventi aperti al pubblico che divennero appuntamenti fissi per i camperisti romani e del Centro Italia: la “Festa di Primavera” e “L’Ottobrata Romana”, che oltre a essere organizzate in perfetto stile camperistico, venivano spesso abbinate a momenti culinari e folkloristici, raggiungendo così grandi numeri in termini di pubblico e creando ottime opportunità commerciali. Erano giornate di porte aperte coordinate, in cui i quattro concessionari contemporaneamente accoglievano migliaia di visitatori, offrivano consulenze, facevano provare i veicoli, creavano quella atmosfera di festa e condivisione che è sempre stata parte integrante della cultura del caravanning.

La rivista “Via col Camper”
L’espressione più concreta e duratura de “I professionisti di Via Pontina” fu la rivista Via col Camper, nata nel 2003 come progetto editoriale dei quattro concessionari e pubblicata ininterrottamente fino al 2018. Non era una semplice brochure pubblicitaria mascherata da rivista. Via col Camper aveva una redazione interna e produceva contenuti editoriali di qualità: itinerari di viaggio in Italia e in Europa, consigli tecnici sulla manutenzione e la gestione del veicolo, prove su strada dei nuovi modelli, e naturalmente le sezioni “News da…” dove ciascun concessionario raccontava le proprie novità e proposte commerciali.
La pubblicazione, con periodicità semestrale, arrivava gratuitamente ai clienti attraverso due canali: spedizione in abbonamento postale per chi ne faceva richiesta e distribuzione diretta presso i quattro concessionari. Per quindici anni, Via col Camper ha rappresentato la voce della Via Pontina, uno strumento divenuto punto di riferimento informativo per migliaia di camperisti del Centro Italia. La chiusura nel 2018 arrivò non per scelta, ma come conseguenza della crisi dell’editoria cartacea che in quegli anni iniziava a travolgere anche le grandi testate nazionali: il digitale aveva cambiato le regole del gioco, e mantenere una rivista stampata con redazione e distribuzione era diventato economicamente insostenibile.
A oggi, le iniziative strutturate de “I professionisti di Via Pontina” e la rivista “Via col Camper” non sono più in atto. Il mercato è cambiato, le strategie di comunicazione si sono spostate sul digitale. Eppure, quella cultura della collaborazione rispettosa non è scomparsa. I quattro concessionari continuano a mantenere appuntamenti in comune quando ha senso farlo, condividono ancora quella regola aurea di competere senza mai denigrare il concorrente, e soprattutto mantengono tra loro una grande stima e amicizia che va oltre il semplice rapporto professionale. Sono legami costruiti in decenni di lavoro fianco a fianco, di sfide affrontate insieme, di quella consapevolezza condivisa di essere custodi di una storia che merita di essere preservata.
Perché in fondo, quello che “I professionisti di Via Pontina” hanno costruito negli anni non erano solo iniziative commerciali, ma un modo di stare sul mercato, un’etica professionale, un rispetto reciproco che resiste anche quando le strutture formali che lo esprimevano non ci sono più. Restano i rapporti, i racconti e la capacità di guardare al futuro con radici solide e ben radicate nella passione di chi porta avanti questo lavoro ormai da 50 anni.


Il rapporto di Raffaele Jannucci con la Via Pontina
Quando si parla di pubblicità e comunicazione nel settore del caravanning, è doveroso fermarsi un momento per ricordare una figura che ha fatto la storia del nostro settore: Raffaele Jannucci. Scomparso nel 2023 fa all’età di 93 anni, Jannucci è stato un punto di riferimento del turismo all’aria aperta e del caravanning in Italia. Non era solo un direttore editoriale: è stato una pietra miliare del settore per generazioni di giornalisti specializzati, un punto di riferimento per produttori, concessionari e per tuti gli appassionati. Plein Air nacque nello stesso periodo in cui nasceva la storia della Via Pontina che stiamo raccontando. Jannucci ebbe fin dall’inizio un ottimo rapporto con i concessionari romani e con i loro fondatori, dando voce e visibilità alla loro crescita negli anni. I successi commerciali e la popolarità che la Via Pontina conquistò a livello nazionale devono molto al suo lavoro: fu lui a raccontare quella storia, a portarla nelle case di migliaia di camperisti in tutta Italia, a contribuire alla trasformazione di quel tratto di strada alle porte di Roma in un simbolo riconoscibile del caravanning italiano. Secondo la testimonianza dei concessionari della Via Pontina, Plein Air rappresentava in quegli anni uno dei canali pubblicitari più importanti. Ma era qualcosa di più di un semplice spazio a pagamento, era la garanzia di essere raccontati con competenza, passione, credibilità. Raffaele Jannucci sapeva trasformare la cronaca commerciale in narrazione di uno stile di vita. Era molto di più di un semplice rapporto commerciale e professionale: era amicizia e condivisione vera di esperienze e passione.


Le origini della storia: un team di esperti per le vacanze
Se oggi la Via Pontina conta quattro grandi concessionari, negli anni Ottanta il panorama era radicalmente diverso. All’apice della sua espansione, la strada ospitava ben quindici realtà specializzate nel turismo itinerante. Erano gli anni d’oro del settore, quando il mercato cresceva a doppia cifra e sembrava esserci spazio per tutti.
L’immagine che potete vedere, racconta di un mondo variegato: La Riviera ’71 (Elnagh), che sarebbe diventata Nuova Riviera, Fashion Caravan (Laverda), Vale Caravan (Lander), Caravan Market Italia (accessori da campeggio), il centro vendita Pioneer, Holiday Center (Arca), Supercaravans (Freccia), Tecnocaravan (Laika), l’esposizione diretta di Mirage che sarebbe diventata il Centro Caravan Costantini, Zaccari Caravan, Eurocamping (Royalcar), Marchetti Caravan (Burstner), Furlanetto (Hymer Mobil), Ama (Roller con rimessaggio) e per un periodo Safariways, marchio nato in occasione di Italia ’90.
Ognuno aveva la propria nicchia: chi nelle tende, chi nelle roulotte, chi nei primi autocaravan. C’erano mono-marca e multimarca, showroom grandi e piccoli punti vendita familiari. La Via Pontina era già “la strada del camper”. Ma quella varietà nascondeva una fragilità. Tra fine anni Ottanta e inizio Novanta, il mercato cambiò radicalmente: declino della roulotte, ascesa dell’autocaravan. Molti si trovarono impreparati. Il passaggio non era solo cambiare prodotto: significava triplicare gli investimenti, gestire permute complesse, avere officine attrezzate e soddisfare case produttrici sempre più esigenti.
Chi credette che la roulotte avrebbe mantenuto il mercato si trovò con magazzini pieni di veicoli invenduti. Dopo il terremoto dell’Irpinia del novembre 1980, le caravan invendute divennero alloggi temporanei per le famiglie colpite dal sisma. Fu un modo inaspettato e tragico che permise di aiutare in quel momento le popolazioni colpite dal sisma e allo stesso contribuì a smaltire il parco veicoli e permise di investire nei nuovi autocaravan. Parte di quei nomi scomparvero nel tempo, o cambiarono il tipo di attività. I quattro più grandi rimasti, ebbero invece la lungimiranza e le risorse per trasformarsi da piccoli rivenditori in moderni centri vendita a 360 gradi.


La Bottega del Campeggiatore Marchetti
Tra i pionieri della Via Pontina c’è una storia che merita di essere raccontata: quella della famiglia Marchetti, che fondò la propria attività tra il 1960 e il 1965, quando quella strada era ancora solo una distesa di terreni. Giancarlo Marchetti, il fondatore, partì con un piazzale dove la domenica montava le tende per mostrarle ai clienti. Non c’era telefono, non c’era nemmeno una recinzione. Per comunicare usavano il telefono di un benzinaio nelle vicinanze. Gli inizi furono davvero pionieristici. Esponevamo marchi come Arca e Bürstner, quest’ultimo praticamente sconosciuto all’epoca in Italia. Solo successivamente arrivarono gli altri concessionari. L’attività ha attraversato tutte le fasi evolutive del settore: dalla tenda canadese al carrello tenda, dalla roulotte al camper. La Bottega del Campeggiatore Marchetti è nata con l’accessoristica, è passata alla vendita di mezzi e poi è tornata a concentrarsi sull’accessoristica. Un percorso dettato dall’evoluzione del mercato. Oggi continua la propria attività con orgoglio e con la stessa passione guarda al futuro in un settore in continua evoluzione.