L’azienda di Rheda-Wiedenbrück può vantare oltre 180 anni di storia aziendale, e Westfalia ha accumulato più di mezzo secolo di esperienza nella costruzione di veicoli ricreazionali. Westfalia è un pioniere nella trasformazione di furgoni ed è considerata sinonimo di veicoli per il tempo libero pratici e multifunzionali. Pochi altri hanno convertito così tanti van
Testo di Claus-Detlev Bues
Le origini di Westfalia risalgono a molto tempo fa. Nel 1844, Johann Bernard Knöbel aprì un’attività artigianale a Rheda-Wiedenbrück, dove si occupava delle esigenze dei vetturini. Nella forgia accanto alla casa di famiglia, al numero 273 di Klingelbrink, non si limitava a effettuare riparazioni, ma costruiva anche attrezzi agricoli e carri. Nel 1876 fu prodotto il primo calesse. Il nome “Westfalia” comparve per la prima volta nel registro commerciale nel 1922, segnando l’inizio dell’era dei veicoli a motore per l’azienda, inizialmente attraverso la vendita di automobili. Nel 1927 furono consegnati i primi rimorchi a cassone aperto.


L’invenzione del gancio a sfera – comincia l’era del caravanning
Nel 1931, Franz Knöbel sviluppò il gancio a sfera e ne depositò il brevetto. Nel 1935 fu costruita la prima caravan Westfalia, che offriva già quattro posti letto, una cucina e vani portaoggetti. Nel 1942, l’azienda adottò ufficialmente il nome con cui è conosciuta oggi: Westfalia-Werke Franz Knöbel & Söhne KG. Lo stabilimento fu quasi completamente distrutto durante la guerra, il 22 febbraio 1945. Tuttavia, già alla fine dello stesso anno, 200 dipendenti erano tornati al lavoro. La costruzione di carrozzerie assunse un’importanza crescente. Nel 1952 fu presentata una nuova caravan, la T5, costruita con telaio in legno e scocca esterna in Hydronalium, nome commerciale di una lega di alluminio-magnesio. Nel 1957, la caravan Camping-2 presentava l’ormai familiare parete esterna in alluminio pressato. Già nel 1951 era stato lanciato il primo allestimento per il VW Transporter – chiamato Camping Box – un’unità completamente integrata per vivere e dormire. Era nato un nuovo prodotto, al quale Westfalia è rimasta fedele fino ad oggi: il camper.
L’inizio del tempo libero su ruote: la Camping Box
Negli anni del boom economico, il VW Bulli divenne un veicolo da lavoro molto apprezzato in Germania. Grazie all’allestimento interno di Westfalia – chiamato Camping Box, ispirato all’idea di un ufficiale britannico – il VW Transporter divenne anche un mezzo per il tempo libero e le vacanze. La Camping Box comprendeva un divano-letto pieghevole, un tavolo ribaltabile, una panca, un armadietto con serrandina e una credenza con vano per un fornello a benzina.


Il lancio della linea di arredamenti
A causa dei costi relativamente elevati dei camper completamente attrezzati, molti potenziali clienti inizialmente rinunciavano all’idea di acquistarne uno. Questo cambiò con l’introduzione della linea di mobili Mosaic, che permetteva agli appassionati del fai-da-te di allestire a proprio piacimento e a costo ridotto un VW Bulli usato. Curiosamente, negli anni ’50, il VW Transporter era molto più conosciuto negli Stati Uniti come camper che non in Germania o in Europa. L’allestimento Westfalia SO 34 veniva spedito oltreoceano in grandi quantità. Fu il primo interno camper a presentare una finitura in plastica bianca e grigia, anziché il tradizionale rivestimento in legno. Nel 1956, Westfalia tentò di costruire a Rheda-Wiedenbrück il suo primo camper con una carrozzeria completamente autonoma. La base era un DKW F 800-3 con motore a tre cilindri, cilindrata di 900 cc e passo di 3.500 mm. Tuttavia, il veicolo non fu un successo commerciale: solo pochi clienti erano in grado o disposti a sostenere il costo relativamente elevato di questo camper.
I primi camper con il logo Ford sul frontale
Anche il camper Ford – dotato di motore anteriore a quattro cilindri in linea raffreddato ad acqua, posizionato tra i sedili, e trazione posteriore – non raggiunse grandi numeri di produzione. Westfalia non si limitò a realizzare allestimenti per Ford: effettuò trasformazioni simili anche per i furgoni Hanomag, Mercedes-Benz e Opel. Rispetto alle conversioni VW, queste erano più sofisticate: includevano un fornello a gas a due fuochi, un frigorifero e, su richiesta, una stufa a gas. Un’opzione particolarmente interessante era il cosiddetto tetto Dormobil, un tetto apribile lateralmente con due letti pieghevoli. Oltre ai camper e ai ganci di traino, i rimorchi di ogni tipo costituivano il terzo pilastro dell’attività di Westfalia. Il 2 settembre 1981, a Rheda-Wiedenbrück, uscì dalla linea di produzione il 250.000° rimorchio Westfalia: un trailer per cavalli con carrozzeria dipinta in nero e oro.
Il VW T2 diventa un camper
Nell’estate del 1967, VW presentò la seconda generazione del suo Transporter. Questo nuovo modello era visibilmente più grande, dotato di finestrini più ampi, porta scorrevole di serie, un telaio migliorato e un motore boxer raffreddato ad aria da 70 cavalli. Già nel 1968, Westfalia costruiva circa 100 camper VW al giorno, dei quali due terzi erano destinati all’esportazione – principalmente negli Stati Uniti. I traguardi si susseguirono rapidamente: nel 1969 fu prodotto il 50.000° camper; due anni dopo si raggiunse quota 100.000. In quel periodo, Westfalia dava lavoro a oltre 1.000 persone. Tra il 1966 e il 1970, le esportazioni quadruplicarono fino a quasi 20.000 unità l’anno – circa il 95% delle quali dirette in Nord America. In Germania, nel 1969, per la prima volta le immatricolazioni superarono le 1.000 unità. Nel 1972, Westfalia arrivò a produrre fino a 125 conversioni al giorno del VW Transporter – molti dei quali circolano ancora oggi sulle strade del Nord America.


Crollo del mercato statunitense
Nel 1973, il business di Westfalia negli Stati Uniti crollò tanto rapidamente quanto era cresciuto. In un solo anno, la produzione totale fu dimezzata e le esportazioni verso il Nord America subirono un forte calo. Nel frattempo, Westfalia iniziò a produrre modelli più grandi rispetto ai classici camper VW: il James Cook e il Como, quest’ultimo evolutosi successivamente nello Sven Hedin. Questi motorhome esclusivi erano basati sul VW LT, entrato in produzione nel 1975. Con lo Sven Hedin, Westfalia raggiunse un importante traguardo: nell’autunno del 1978, fu prodotto il 200.000° camper dell’azienda – uno Sven Hedin con motore da 1,8 litri e 75 cavalli, su base VW LT 28. Nel 1988, VW sviluppò il modello Florida, basato proprio sullo Sven Hedin di Westfalia. Al Salone Internazionale dell’Automobile (IAA) del 1981, Westfalia celebrò un altro traguardo simbolico: il 222.222° camper uscì dalla linea di montaggio. Si trattava di un James Cook su base Daimler-Benz 207 D, con motore diesel quattro cilindri da 65 cavalli.
Il bestseller Westfalia: il Joker
Il vero bestseller di questo periodo fu senza dubbio il Joker, costruito in diverse varianti su base VW T3 e considerato uno dei furgoni camperizzati di maggior successo di tutti i tempi. Oltre al Joker “standard”, disponibile nelle versioni I, II, III e IV, nel 1983 fu introdotto lo Sport Joker, dal design che anticipava quello del futuro Multivan. Esistevano anche altre varianti, come il Club Van e il Club Joker, quest’ultimo dotato di quattro sedili singoli. Nell’agosto del 1979, una brochure promozionale dichiarava con orgoglio: “Da Volkswagen e Westfalia: il Joker – Divertimento senza limiti”. Il prezzo base per un Joker nel 1979, con motore da 2,0 litri, era di 27.466 marchi tedeschi. Il 27 settembre 1984, Westfalia celebrò la produzione del suo 250.000° camper a Rheda-Wiedenbrück – un Joker basato sul VW Transporter, con motore boxer raffreddato ad acqua da 78 cavalli.
Arriva sul mercato il California
Al Caravan Salon del 1988, VW presentò il proprio camper – costruito da Westfalia – chiamato California T3. A un primo sguardo, assomigliava al Joker, ma costava circa il 15% in meno. Un anno dopo, VW introdusse anche l’Atlantic, una versione più accessoriata e di fascia superiore. Con la fine della produzione del T3 nel 1990, Westfalia passò alla nuova generazione con trazione anteriore, basata sul VW T4. Il Joker divenne storia, ma Westfalia continuò a produrre per VW, e i veicoli vennero commercializzati sempre con il nome California. Il California a passo corto era la versione standard. Una variante a passo lungo, con cucina posteriore, prese il nome di Atlantic. Nel tempo, la gamma si ampliò con aggiornamenti e nuove versioni come Coach, Tour e Club.
1994 – 150 anni di Westfalia
Nel 1994, Westfalia festeggiò il suo 150° anniversario. Per l’occasione fu realizzata una serie limitata – il modello Highway, basato sul California Coach – prodotta in 500 esemplari. L’anno successivo, Westfalia introdusse il California Exclusive, che sostituiva il portellone posteriore standard del T4 con una parete posteriore in vetroresina. Questa modifica permise per la prima volta di includere un piccolo bagno con WC in un camper da quattro posti letto. Dopo l’uscita di scena della famiglia Knöbel, Westfalia fu riorganizzata in tre entità giuridiche indipendenti: Westfalia Trailer Group GmbH, responsabile della produzione di rimorchi; Westfalia Van Conversion GmbH, dedicata alla costruzione di camper; Westfalia-Automotive GmbH & Co. KG, specializzata nei ganci di traino. Tre imprenditori della regione della Vestfalia orientale – Gunther Berg, Werner Gehring e Mark Wössner – acquisirono l’azienda con fondi propri.
Anni turbolenti
Gli anni ’90 furono segnati da alti e bassi economici. Conflitti interni tra i proprietari e condizioni di mercato sempre più difficili portarono a una fase di instabilità. Nel 1996 uscì dalla linea di produzione il primo Marco Polo basato su piattaforma Mercedes, seguito nel 1997 dal primo Vito F. Daimler Chrysler acquisì una partecipazione del 49% in Westfalia Van Conversion. Nel 2001 l’azienda raggiunse un nuovo traguardo: la produzione del 500.000° veicolo ricreazionale.
Nuovi prodotti “di casa”: Big Nugget e Sven Hedin
VW decise di internalizzare la produzione del California in un nuovo stabilimento ad Hannover. Nel 2004, Westfalia tentò di entrare nel mercato statunitense con le prime consegne del James Cook sotto il marchio “Dodge Sprinter Westfalia”. Il partner distributivo era il noto produttore americano Airstream. Gli anni 2006 e 2007 furono particolarmente movimentati: nel 2006 fu presentato un nuovo James Cook basato sull’ultima generazione del Mercedes Sprinter. Nello stesso anno debuttò anche il Ford Big Nugget, il primo nuovo prodotto da tempo sviluppato e commercializzato interamente da Westfalia. Nel 2007 ritornò anche un nome storico: lo Sven Hedin, ora su base VW Crafter. Nello stesso anno si festeggiò un ulteriore traguardo: dal 2003, anno di inizio produzione del Mercedes-Benz Marco Polo su base Viano, ben 5.555 unità erano state trasformate in camper.
Il primo camper semintegrale di Westfalia
Nel 2008, dopo oltre 50 anni, Westfalia presentò il suo primo camper semintegrale. Il WestVan fece il suo debutto mondiale al CMT di Stoccarda. Nel 2009, lo storico Sven Hedin passò su base Mercedes-Benz Sprinter. Sempre nel 2009 fu lanciato l’Opel Vivaro L2, che offriva uno spazio maggiore per rispondere alle esigenze della clientela. Come leader nelle conversioni di furgoni camperizzati, Westfalia iniziò per la prima volta a lavorare su veicoli Fiat: nacque così il Michelangelo, su base Fiat Scudo. Nel 2010 fu la volta del Multimobil, anch’esso basato sul Fiat Scudo, che contribuì ad ampliare ulteriormente la gamma.
Un porto sicuro: Westfalia entra nel Gruppo Rapido
Nel gennaio 2010, l’azienda fu rinominata CVC – Camping Van Conversion GmbH e presentò istanza di fallimento il 27 gennaio. Nel novembre dello stesso anno, il Gruppo francese Rapido acquisì CVC Camping Van Conversion GmbH. Dopo l’acquisizione, l’azienda tornò a chiamarsi Westfalia Mobil GmbH e da allora ha operato con successo. Il 16 febbraio 2015, la denominazione fu aggiornata in Westfalen Mobil GmbH.
A partire dalla metà del 2017, Westfalia ha ampliato le proprie attività produttive in due nuovi siti: uno a Gotha, in Germania, e un altro all’interno di una linea dedicata presso lo stabilimento Fleurette a Benet, nel sud della Vandea, in Francia. Negli anni successivi, la costante attenzione al mercato e ai bisogni dei clienti portò all’espansione della gamma con modelli come Amundsen, Columbus, Jules Verne e Kepler. I modelli Club Joker e Club Joker City, basati sul VW T5, proseguirono la fortunata tradizione dei camper su base Volkswagen. Durante il meeting dei concessionari del 2017, fu presentato il nuovo Sven Hedin, costruito sulla piattaforma del VW Crafter.
2019 – Westfalia celebra i 175 anni
Un grande evento si tenne a Rheda-Wiedenbrück, dove Westfalia diede il via alle celebrazioni per l’anniversario con una cerimonia ufficiale presso il municipio. Ma il lavoro non si fermò. In quel periodo, Mike Reuer era amministratore delegato e, con il suo team, aveva guidato con successo l’azienda verso acque più tranquille. Al Caravan Salon 2019, Westfalia presentò la nuova gamma James Cook, proposta per la prima volta con tre varianti di tetto: Classic, con tetto alto originale; James Cook AD, con tetto a soffietto apribile; James Cook HD, con tetto alto in vetroresina.
La gamma attuale
Oggi l’avventura continua con i più recenti modelli Westfalia basati su telai VW, Ford e Mercedes-Benz. L’attuale lineup comprende i modelli Columbus, James Cook, Sven Hedin e Meridian. La categoria degli Urban Camper è rappresentata dai nuovi Kelsey e Club Joker Urban, entrambi su base Ford. Tra i van compatti, si distinguono il Kepler One e il Kepler Six (su base VW Transporter), e il Jules Verne, basato sulla Mercedes V-Class.





















